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Bene le primarie, male i troppi veleni

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Anna Mossuto
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Primarie: ieri, oggi e domani. Come il celebre film di Vittorio de Sica del lontano 1963 che si aggiudicò perfino un Oscar. A dicembre quelle per la segreteria nazionale, poi per quelle per il segretario regionale, infine quelle per i candidati a sindaco. Tanto per citare solo quelle di una certa importanza. Una prassi legittima e soprattutto condivisibile, per carità, ma dentro i partiti questo strumento di partecipazione e democrazia rischia di trasformarsi in un regolamento di conti. E l'apertura delle urne da qualche tempo a questa parte sta diventando come la partita allo stadio quando si giocava solo di domenica o senza apparire blasfemi come la messa del settimo giorno della settimana. In realtà le primarie dovrebbero essere viste e vissute come un criterio, magari regolamentato per legge e valido erga omnes, finalizzato a selezionare la migliore classe dirigente a cui affidare l'amministrazione del bene comune di una comunità, di un territorio. Invece così congegnate appaiono un modo per schierarsi uno contro l'altro armato e soprattutto per realizzare una conta finalizzata alla presa del potere. Ora, le primarie vanno bene, anzi benissimo, rispetto a partiti dove i mal di pancia rimangono sotto la cenere e i contrasti sotto il tappeto, ma l'uso è una cosa, l'abuso è un'altra. Come in tutte le esagerazioni, soprattutto se non accompagnate da una visione, da un'idea, da una progettualità. Insomma le primarie fine a se stesse e in particolare come mezzo per una conta interna sono inutili e forse anche nocive. Le primarie che portano i cittadini a scegliere il miglior candidato sono positive e salutari anche per la dialettica interna. Le primarie che portano i cittadini a scegliere il miglior candidato sono positive e salutari anche per la dialettica interna. Detto questo e ribadendo che oggi come oggi sarebbe opportuno introdurre le primarie attraverso una normativa nazionale come accade in altri Paesi va analizzata la situazione a livello locale. E qui, in Umbria, nel capoluogo in particolare si consuma dalle 8 alle 20 il big match tra il sindaco uscente Wladimiro Boccali e l'ex senatrice Anna Rita Fioroni. Una sorta di lotta fratricida all'interno del Pd che ha portato a schieramenti e sostegni nuovi ma ha anche spaccato partiti alleati come l'Italia dei valori.Ora niente di strano se il Pd si divide, anzi la contrapposizione tra due candidati è la bellezza o meglio l'essenza delle primarie. Far correre due aspiranti candidati a sindaco e far decidere la gente, iscritti e simpatizzanti, chi si merita il nome e cognome sulla scheda è la mission delle primarie. Niente di strano neppure se si dividono le forze politiche della coalizione, del resto l'unità dentro i partiti è sempre più una chimera. Quello che invece guasta il clima, oltre alla frequenza ravvicinata che può andare a scapito dell'affluenza, è il tono della campagna elettorale. Questa di Perugia, pur breve, è stata velenosissima, altamente litigiosa e zeppa di colpi bassi. Botta e risposta al curaro, perfino attraverso post e messaggi sulla rete, appelli di lobby e gruppi di pressione da una parte e dall'altra. Uno "spettacolo" che ha rovinato l'atmosfera di una lotta politica che si sarebbe dovuta combattere solo con le idee e con i programmi, non certo con gli insulti e le strumentalizzazioni. Perugia non ha bisogno di questo, merita al contrario un governo che sia in grado di governare e di pensare a risolvere i tanti problemi, vecchi e nuovi, che assillano la città. Purtroppo la sensazione è che sia in atto una speculazione a mille più che sullo scontro in sé su tutto ciò che gira attorno, le cordate, le rendite di posizione, gli endorsment di questo o quel partito, di questa o quella fazione. Compreso il tentativo di inquinamento da parte degli avversari, quelli che assistono alla battaglia magari mettendo in giro anche voci su future e strampalate alleanze.La verità vera è che quella di oggi è una partita che non prevede pareggio ed è senza tempi supplementari. Stasera dai seggi uscirà un vincitore e chi perde ha il dovere da domani, smaltita l'amarezza della sconfitta, di mettersi a disposizione del partito e collaborare con il candidato a sindaco. Solo sanando la lacerazione le primarie sono state un esercizio della buona politica. Altrimenti a rimetterci sarà soltanto il Partito democratico. E allora tanto vale chiudere baracca e burattini ed evitare di perdere tempo, energie e risorse per mettere su una macchina organizzativa come quella delle primarie il cui spirito sarebbe tradito alla grande. [email protected] www.annamossuto.it