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Primarie sì, primarie no. Il Pd è la terra dei cachi

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Anna Mossuto
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Primarie sì, primarie no. Primarie bum. Puoi dire di sì, puoi dire di no. Questa è la vita…E' l'incipit della fortunata canzone “La terra dei cachi” di Elio e le storie tese e al posto della parola Italia abbiamo messo primarie. Ma il senso non cambia. Anzi, è lo specchio di quello che sta succedendo in tutta l'Umbria e oseremo dire in tutto il Paese con l'avvicinarsi del voto amministrativo. Ovviamente è il clima che si vive dentro il Partito democratico, il partito nato nel 2007 dalla fusione dei Ds e della Margherita grazie proprio alle primarie. Primarie oggi temute e allontanate come fossero la peste ma sempre invocate e di tendenza quando le urne sono lontane. Negli altri partiti del centrosinistra il problema delle primarie, inteso come uno strumento per scegliere da chi farsi rappresentare, non si pone nemmeno (bisognerebbe fare un ragionamento serio su quali alleanze stringere e con quali forze politiche visto che in cinque anni è cambiato il mondo con partiti spariti o ridotti a una percentuale da prefisso telefonico). Del resto il Pd è l'azionista di maggioranza di ogni coalizione quindi è normale che la bega delle primarie sia tutta interna. Dall'altra parte della barricata invece, il centrodestra dorme sonni tranquilli perché come al solito la scelta dei candidati a sindaco nei grandi o nei piccoli centri avverrà all'ultimo momento, sempre per esserci non certo per provare a fare risultato. Allora, in queste ore è tutto un fermento tra i piddini, in particolare nelle unioni comunali a cui per statuto è demandata tra l'altro la responsabilità di dare il via libera ai sindaci uscenti per il secondo mandato dopo aver in un certo senso formulato un giudizio di promozione, una pagella senza insufficienze del primo quinquennio. Sarebbe logico, ma in politica non sempre funziona così, che se per la guida di una città si fanno avanti più candidati, compreso il sindaco in carica che vuole un secondo mandato, si organizzano le primarie. Una regola semplice semplice che rispecchia il nuovo verso di questo partito che ha scelto il suo segretario nazionale con le primarie e ha scelto il suo leader per il governo con le primarie. Non si comprendono, con tutto lo sforzo immaginabile, le prese di posizione anche di autorevoli personaggi della politica nostrana che a prescindere benedicono il bis per tutti i sindaci al primo mandato. Una sorta di sei politico a mo' di timbro sulla pagella. Ma i mal di pancia in giro per l'Umbria sono molteplici, da Terni a Spoleto, passando per Foligno e arrivando a Perugia. E qui nel capoluogo il partito perugino se ne è uscito con un documento pilatesco, scritto in politichese puro compresa la punteggiatura. Decifrarlo non è stato semplice, ma qualche punto fermo è stato individuato soprattutto nella parte conclusiva. Primo, giudizio positivo sulla giunta Boccali, quindi sostegno alla sua disponibilità a ricandidarsi. Tradotto è il candidato del Pd ma, attenzione, non è stato blindato a norma di statuto. Secondo, il partito non ha votato contro le primarie, ergo la porta è aperta ma…si torna al primo punto e per qualcuno questo significa primarie di coalizione, per altri significa aprirsi all'esterno, società civile e liste civiche. Nella relazione circolata a fine lavori è stato scritto testualmente "non dividiamoci in primarie sì, primarie no, non diamo l'idea di essere un partito schizofrenico". Bene, l'impressione è proprio questa, di un partito confuso, che non sa come muoversi e come destreggiarsi, che dà un colpo al cerchio e uno alla botte, lancia il sasso e nasconde la mano. Insomma un po' di chiarezza e di coraggio. Il partito le vuole o no le primarie? Le ritiene utili per il bene della città oppure no? Le considera un criterio giusto per selezionare il miglior candidato a cui assegnare la guida delle nostre città? Non sono domande difficili, sono domande chiare che imporrebbero risposte altrettanto chiare. Invece l'unione comunale si è spericolata in acrobazie linguistiche che allontanerebbero dalla politica anche chi è armato di buona volontà e di tanta pazienza. E va dato atto che in questa vicenda l'unico a dimostrare di possedere le qualità di cui sopra, cioè la chiarezza e il coraggio, è proprio il sindaco di Perugia Boccali che a testa alta ha detto di essere pronto a confrontarsi e di non temere le primarie. Invece c'è chi come il buon presidente della Provincia di Perugia Guasticchi che quando non era il momento sbandierava le primarie come una clava, anche durante le feste dell'Unità, e ora che probabilmente, forse, sono a portata di mano se ne sta zitto zitto. Chissà, forse gatta ci cova….