Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Il trionfo di Renzi, il tonfo dell'apparato

default_image

Anna Mossuto
  • a
  • a
  • a

Le primarie piacciono, Matteo Renzi pure. Il sindaco di Firenze non ha vinto, ha stravinto e dappertutto, dal nord al sud della Penisola. In Umbria ha addirittura trionfato. Dell'esito del voto dell'8 dicembre si è scritto e detto tanto a caldo,ora a bocce ferme il commento può essere più distaccato e con uno sguardo agli scenari che si intravedono all'orizzonte. Anche se in politica gli scombussolamenti sono sempre dietro l'angolo e quello che è vero oggi domani non lo è più. Allora, mettendo in fila gli argomenti, partiamo dall'affluenza. A livello nazionale è stato un successo, quasi 3 milioni di cittadini si sono recati ai seggi per scegliere il segretario del Pd. Da noi il dato della partecipazione è stato in controtendenza rispetto alle primarie di un anno fa, sessantamila votanti rispetto ai 74mila che hanno espresso la loro preferenza per la leadership di presidente del consiglio ma va detto per precisione che allora si trattava di un voto di coalizione. Una parentesi: le primarie sono un modo per permettere alla base di scegliere da chi farsi rappresentare,uno strumento per selezionare la classe dirigente. E, come più volte ripetuto, andrebbero disciplinate per legge ed estese a tutti i partiti e a tutte le consultazioni. Passiamo ora ai risultati le cui dimensioni sono state veramente sorprendenti. La vittoria di Renzi era annunciata in tutt'Italia, certo non nei  ...ma il plebiscito ottenuto in Umbria è stato straordinario, il 74,5 per cento, e a stupiredi più è stato il risultato striminzito di Gianni Cuperlo, che si è fermato sotto il 15,5, più vicino al terzo competitor Pippo Civati che ha raggiunto il 10. Il fatto che Renzi abbia stracciato i suoi avversari in modo così netto in una regione come la nostra, definita storicamente rossa, vuol dire che le rendite di posizione sono terminate, che è sbagliato dare per scontato uomini, metodi e strategie. Il meccanismo non funziona più, le avvisaglie del resto c'erano già state un anno fa ma sono state ignorate. Basta andarsi a rileggere quell'esito e quelle analisi. Comunque le percentuali di queste primarie esprimono con chiarezza e senza equivoci due-tre concetti, e cioè che l'apparato è stato bocciato, che la classe dirigente del Pdnonè più adeguata e che è fortissima la voglia di cambiamento. Inutile fare tanti giridi parole, anche perché maicomequesta volta i numeri parlano e soprattutto hanno un peso specifico. La richiesta di cambiamento uscita dai quasi 300 seggi umbri è di una nuova dirigenzamaanche di una nuova politica che sia meno autoreferenziale e più protesa al bene comune. Non aprire una riflessione profonda su questo voto, non ascoltare questa voce, vuol dire peccaredipresunzione e rinchiudersi ancora una volta nel proprio guscio, nelle proprie segreterie. Il Pd mai come adesso è chiamato a cambiare pelle, ad archiviare i vecchi metodi di fare politica chesonoappartenuti ademocristiani e comunisti e ad aprirsi alle esigenze e ai bisogni della gente. A interpretare quel disagio che si sta riversando nelle strade e nelle piazze, a non sottovalutare o liquidare con sufficienza i movimenti composti da uomini e donne, alle prese con le difficoltà della crisi, che gridandola lorodisperazione invocano soltanto un cambiamento. Discorso simile deve riguardare i vincitori, i renziani della prima, della seconda e dell'ultima ora, perché non è il momento di fare prigionieri politici in virtù di una supremazianumerica.E' invece ilmomento di sedersi attorno a un tavolo e gioire sì per le ragioni della vittoria, ma anche e soprattutto pensare a realizzare una buona politica. Di tempo se ne è perso tanto, troppo. Gli indicatori della nostra regione sono orientati verso il basso, la ripresa è lontana, le vertenze aumentano. Le vendette e/o i regolamenti di conto possono aspettare. Certo, con Renzi segretario la musica deve cambiare, non solo gli orchestrali. E forse qualcuno non ci starà, in giroci sono abboccamenti e contatti verso il grande centro e c'è perfino chi giura che è tutto fatto, il trasloco è vicino. Comunque tra pochi mesi si rinnova la maggior parte delle amministrazioni comunali e forse le Province, lo sforzo di un partito serio di qualsiasi estrazione è quello di pensare alla meglio politica e quindi scegliere i migliori personaggi a cui affidare il governo delle città. Il resto conta poco, veramente poco.termini in cui è avvenuta, ma il plebiscito ottenuto in Umbria è stato straordinario, il 74,5 per cento, e a stupire di più è stato il risultato striminzito di Gianni Cuperlo, che si è fermato sotto il 15,5, più vicino al terzo competitor Pippo Civati che ha raggiunto il 10. Il fatto che Renzi abbia stracciato i suoi avversari in modo così netto in una regione come la nostra, definita storicamente rossa, vuol dire che le rendite di posizione sono terminate, che è sbagliato dare per scontato uomini, metodi e strategie. Il meccanismo non funziona più, le avvisaglie del resto c'erano già state un anno fa ma sono state ignorate. Basta andarsi a rileggere quell'esito e quelle analisi. Comunque le percentuali di queste primarie esprimono con chiarezza e senza equivoci due-tre concetti, e cioè che l'apparato è stato bocciato, che la classe dirigente del Pd non è più adeguata e che è fortissima la voglia di cambiamento. Inutile fare tanti giri di parole, anche perché mai come questa volta i numeri parlano e soprattutto hanno un peso specifico.La richiesta di cambiamento uscita dai quasi 300 seggi umbri è di una nuova dirigenza ma anche di una nuova politica che sia meno autoreferenziale e più protesa al bene comune. Non aprire una riflessione profonda su questo voto, non ascoltare questa voce, vuol dire peccaredi presunzione e rinchiudersi ancora una volta nel proprio guscio, nelle proprie segreterie. Il Pd mai come adesso è chiamato a cambiare pelle, ad archiviare i vecchi metodi di fare politica che sono appartenuti a democristiani e comunisti e ad aprirsi alle esigenze e ai bisogni della gente. A interpretare quel disagio che si sta riversando nelle strade e nelle piazze, a non sottovalutare o liquidare con sufficienza i movimenti composti da uomini e donne, alle prese con le difficoltà della crisi, che gridando la loro disperazione invocano soltanto un cambiamento. Discorso simile deve riguardare i vincitori, i renziani della prima, della seconda e dell'ultima ora, perché non è il momento di fare prigionieri politici in virtù di una supremazia numerica. E' invece il momento di sedersi attorno a un tavolo e gioire sì per le ragioni della vittoria, ma anche e soprattutto pensare a realizzare una buona politica. Di tempo se ne è perso tanto, troppo. Gli indicatori della nostra regione sono orientati verso il basso, la ripresa è lontana, le vertenze aumentano. Le vendette e/o i regolamenti di conto possono aspettare. Certo, con Renzi segretario la musica deve cambiare, non solo gli orchestrali. E forse qualcuno non ci starà, in giro ci sono abboccamenti e contatti verso il grande centro e c'è perfino chi giura che è tutto fatto, il trasloco è vicino. Comunque tra pochi mesi si rinnova la maggior parte delle amministrazioni comunali e forse le Province, lo sforzo di un partito serio di qualsiasi estrazione è quellodi pensare alla meglio politica e quindi scegliere i migliori personaggi a cui affidare il governo delle città. Il resto conta poco, veramente poco.