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L'eremita che parla coi lupi: "Stare isolati insegna, basta capire la lezione"

L'eremita Taddeo Wrona davanti alla porta dell'eremo di San Fiorenzo (fotografie di Sergio Casagrande @essecia)

Taddeo Wrona da 24 anni vive nel cuore dei Sibillini, lontano dal mondo come ai tempi dei saraceni. Ha scelto il luogo più sperduto dell'Umbria che è anche il più vicino alla più pericolosa e distruttiva faglia del terremoto

Sergio Casagrande
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di Sergio Casagrande SAN FIORENZO, PRECI - Da 24 anni l'eremita Taddeo Wrona vive isolato dal resto del mondo in uno dei luoghi più sperduti dell'Umbria e dei Sibillini, a 101 chilometri da Perugia e a ridosso dei confini con le Marche. E' arrivato in Italia dalla Polonia, dove è nato 51 anni fa, e nel 1996 ha scelto l'antico eremo di San Fiorenzo, a 1.100 metri di altitudine, nel comune di Preci. O meglio, come dice lui, sono “Dio e San Fiorenzo che hanno scelto me per questo luogo”. Per raggiungerlo, da Preci ci sono due strade solo in parte percorribili in auto: quella di Collescille, che sale fino a una torre d'avvistamento medievale; e quella di valle Guaita ai piedi del paese fantasma di Acquaro, ucciso dal sisma del 2016. Gli ultimi tratti sono sentieri nei boschi da fare a piedi compiendo un'anabasi spirituale immersi tra aceri, carpini, frassini, ligustri e cespugli di ribes. Li percorriamo accompagnati dal sindaco di Preci, Massimo Messi. Qui si respirano i profumi dell'Umbria più verde e si vedono le tracce di memorie storiche e religiose che hanno ispirato narratori, romanzieri e registi fino a creare personaggi fantastici, come Brancaleone da Norcia e la sua mitica armata. Su queste montagne l'eremitaggio è più antico dell'arte di far salumi. I primi eremiti arrivarono nel V secolo dalla Siria in cerca di luoghi adatti alla meditazione e lontani dalle tentazioni. E nemmeno i saraceni, spintisi con le loro scorrerie fin qui dalle coste del Lazio, riuscirono ad allontanarli. - Taddeo, hai saputo quello che è accaduto sul pianeta Terra? “Certo. Faccio l'eremita, ma una volta alla settimana scendo a valle per fare provviste. Oppure, di tanto in tanto, ci sono gente ed amici che vengono fino qui a trovarmi. Come Luigi che oggi è venuto su da Piedivalle per portar via una bombola del gas che ho usato. O come Rita, che ha un ristorante a Preci, e che mi ha offerto carne, vino e pecorino”. - Quindi sai che ci siamo dovuti fermare, restare isolati in casa e rinunciare a tante cose. “Sì. Ma che c'è di strano? Io lo faccio da 24 anni”. - Beh, di strano c'è che tu lo hai fatto per scelta. E noi, invece che vivere da eremiti, avevamo scelto la comunità e l'interazione collettiva. “E non vi siete mai domandati se la vostra scelta era giusta? O dove potevate aver sbagliato?” - In che senso? “Nel senso che c'è un mondo, quello vero, che non avete mai osservato. Avete sempre vissuto al massimo dei giri; senza mai guardare dentro e fuori di voi; senza mai ascoltare; e senza mai capire. Il vostro mondo, però, all'improvviso si è fermato. Mentre il mio ha continuato a girare come sempre. Così, quando è esplosa la pandemia, a me non è cambiato nulla. A voi è cambiato tutto. All'improvviso vi siete ritrovati soli con voi stessi. E siete stati male. Avete avuto e avete ancora paura. Ma se capiste e osservaste la natura sapreste molto di più di voi stessi, del mondo. E anche del virus”. - Ma la natura può entrarci con la nascita di un virus, ma che c'entra con una pandemia? Quella, semmai, è dovuta ai comportamenti errati dell'uomo. “C'entra, c'entra. State sicuri che c'entra. Basta osservare e saper osservare per capirlo. A me è bastato guardare come si comportano le volpi. Prima ne arriva una. Poi un'altra. E insieme finiscono per formare una comunità. Ma quando si muovono in gruppo e pensano di stare bene e cominciano a girare il territorio credendo di poterlo dominare, ecco che arriva una malattia. Un'epidemia che dimezza la loro popolazione. Se sfrutti troppo la natura, la natura prima o poi si ribella. L'inquinamento. Il riscaldamento globale. Lo sfruttamento insensato di tutto quello che ci offre la Terra. Prima o poi lo paghi”. - Detto così questa pandemia sembra una punizione divina. “La Divina Provvidenza non punisce. Ti aiuta. Ti aiuta a capire. A vivere nella maniera giusta. Se il mondo avesse capito coglierebbe il vero significato della quarantena che è stato costretto ad affrontare. Ma sono sicuro che il mondo non ha capito la lezione nemmeno questa volta. L'uomo moderno ha perso la capacità di riflettere. Eppure le occasioni, anche nell'ultimo secolo, non sono mancate. Tutti noi sappiamo cos'è una guerra, per esempio. Ma ancora oggi ci sono luoghi dove si fa la guerra. Tutti noi sappiamo cos'è la fame. Eppure ci sono Paesi dove ancora si muore di fame. Io, qui, ogni giorno prego per il mondo. Qualcuno dice che sono matto. Ma i veri matti siete voi che perdete anche le possibilità per diventare migliori. Quando vi toglierete guanti e mascherine tornerà tutto come prima. Se non peggio”. - Ogni giorno preghi. Ma ogni giorno mangi pure. Come vive un eremita?  “Mi alzo alle 5. Vado a dormire al tramonto. Osservo, ascolto, prego, leggo. E lavoro. Quando si sta da soli si impara a fare tutto: l muratore, l'imbianchino, il falegname, il cuoco, il giardiniere... Sono sicuro che ora lo sa anche chi è stato in quarantena. In questi 24 anni ho restaurato gran parte dell'eremo. Era distrutto. Mi sono ricavato una cella. Un bagno. Ho pronto un pollaio fatto tutto di legno. Ho ricostruito la cappella, ma ci sono ancora due stanzette dell'eremo e la chiesa che devo sistemare. Per mangiare ho l'orto. E quello che mi dà la Divina Provvidenza. Mangio tre volte al giorno. E riesco a sfamare pure due gatti: Kity e Fulmine. Fulmine è arrivato quando gli abitanti di Acquaro hanno abbandonato il paese per i danni del sisma”. - Ma, anche se tu vivi isolato, il resto del mondo ha le sue regole. Quantomeno, per fare lavori e procurare materiale, qualche soldo ci vuole. “Non ho redditi. Non ricevo stipendio dalla Chiesa. Sono un eremita disordinato, senza Ordine. Sono cioè un laico consacrato che dedica la sua vita Dio e segue la regola dell'ora et labora. L'unico aiuto che ho è davvero quello della Divina Provvidenza. Che si manifesta sempre e al momento giusto, nella maniera che ritiene migliore. Come negli amici che ho a valle”. - Sei qui da quasi un quarto di secolo. E in questi ultimi 24 anni il mondo ha visto cambiamenti epocali: l'esplosione di internet, per esempio, e la diffusione di tecnologie come gli smartphone. Un telefonino tu ce l'hai? “Ce l'ho perché me lo impose l'arcivescovo Riccardo Fontana prima di andar via da Spoleto, sostenendo che dovevo tenerlo per la mia sicurezza. Ma lo uso di rado. E il mio numero lo hanno pochissime persone. Se mi arriva una chiamata da chi non ho in rubrica non rispondo neppure. So cos'è internet. E cosa può fare un computer. Ma sono cose inutili. Superflue. Come il frigorifero, che non ho mai avuto”. - Ma la corrente elettrica, nel tuo eremo c'è. “C'è perché ho costruito un impianto fotovoltaico. Mentre per l'acqua ho la fontanella che sfrutta l'antica sorgente che hanno già usato altri eremiti per secoli. Per scaldarmi, ci sono camino e stufe a legna. Un piano cottura a gas in casa. Per vivere non serve di più”. - Ma in tutti i questi anni anche qualcosa del tuo mondo sarà pure cambiato... “Sì. Ho visto aumentare gli aerei che solcano il cielo. E poi li ho visti improvvisamente scomparire quando è iniziata questa pandemia. Ho visto diminuire la neve. E aumentare l'intensità dei temporali. Ho visto farsi le giornate più calde. E tornare anche animali che erano scomparsi. Come i lupi. L'orso marsicano invece, che proprio qui fu l'amico inseparabile di San Fiorenzo, non è ancora tornato. Forse perché sa che l'orso, qui, c'è: ci sono io”. - I lupi? “Sì, i lupi da qualche anno sono tornati. Di notte vengono anche qui sotto. Ululano, mi svegliano. Io apro la finestrella della mia cella. Li ascolto e poi ululo anch'io. E loro, ogni volta, mi rispondono. E' un branco di sei esemplari”. Lo racconta mentre la terra trema. “Ah, già, c'è anche il terremoto. Una delle faglie più attive del sisma del 2016 passa proprio qui vicinissima all'eremo. Qualcuno sostiene che sono l'uomo più vicino al grande mostro”. - E ti fa paura? “Come si può aver paura della natura? Ho vissuto qui i terremoti del 1997. Quelli del 2016. E tutti quelli che, ogni giorno, mi fanno ballare le pietre dell'eremo. E il terreno che ho sotto i piedi. Chi sceglie di vivere in questi luoghi sa bene che deve convivere anche coi terremoti. E a me danno pure un conforto: magari le mie preghiere non funzionano, ma se il sisma non fa più danni all'eremo significa che i lavori, almeno quelli, so farli bene”. LA STORIA - L'eremo di San Fiorenzo e la vita del santo si trovano anche dai Dialugorum di San Gregorio Magno. “Fiorenzo - ricorda Gregorio - fu compagno di preghiera e di santa conversazione con San Eutizio nell'eremo di Collescille”. “Quando Eutizio dovette scendere più in basso a dirigere il monastero, pregò Fiorenzo di restare ancora a santificare quel santo asceterio”. E aggiunge: “Mentr'egli era rimasto solo lassù nell'eremo in fervosa preghiera, un giorno chiese al Signore che gli facesse giungere un nuovo compagno. Appena terminata l'orazione, affacciatosi alla porta della sua cella, vide che lo attendeva un orso sollevato sulle zampe posteriori”. Fiorenzo addomesticò l'orso. E Quando il fatto cominciò ad essere conosciuto scatenò la curiosità degli abitanti e degli altri religiosi della valle, ma anche invidie e gelosie. Un giorno Fiorenzo trovò il suo orso, al quale aveva insegnato a pascere le greggi, ucciso insieme alle sue pecore. Fu preso dallo sconforto. Erano stati “alcuni dei suoi compagni monaci dell'abbazia” - racconta ancora Gregorio Magno - ma “la vendetta del cielo non tardò a raggiungere i rei e poco tempo dopo tutti e quattro vennero colpiti da lebbra e l'uno dopo l'altro finirono i loro giorni consumati dall'orribile morbo”. Fiorenzo però per il resto della vita non cessò più di piangere, afflitto sia per la morte dell'orso che per quella dei compagni. Twitter: @essecia