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Terremoto, perché in Valnerina lo chiamano il "Mostro": la leggenda dei saraceni

Sergio Casagrande
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di Sergio Casagrande Il “mostro”. Lo chiamano così, in Valnerina, il terremoto e lo fanno non da oggi, ma da tempo immemorabile. E c'è una motivazione che sembra avere le sue radici in una tradizione orale tramandata, ormai, solo tra pochi anziani del posto. Si racconta infatti, che i saraceni, arrivati in Valnerina per una scorribanda che si sarebbe dovuta concludere con il saccheggio Norcia, furono cacciati via prima ancora di arrivare alla meta da un mostro sceso dalle montagne. E per metterli in fuga al mostro sarebbero bastati i colpi inferti con le sue gigantesche zampe sul terreno e le urla, cupe e agghiaccianti. Col terrore negli occhi, i saraceni sarebbero quindi fuggiti dalla Valnerina, fino al mare, senza metterci mai più piede. Ovviamente la vicenda è solo una leggenda, usata forse per dare ai bambini una spiegazione ai terremoti e ai boati che caratterizzano da sempre la vita in questa zona altamente sismica, ma ha comunque un minimo di fondamento storico. Terremoti, a parte, infatti, i saraceni furono realmente autori di razzie in alcune località della Valnerina dove giunsero provenendo dal Lazio dopo gli sbarchi compiuti sulla costa tirrenica. Norcia, in particolare, avrebbe subito ripetuti attacchi da pirati arabi all'inizio del IX secolo, alcuni conclusi con saccheggi, altri falliti. Contro di loro, inoltre, avrebbero combattuto anche i duchi di Spoleto che vedevano le loro terre estendersi proprio da queste parti. La leggenda del “mostro”, inoltre, ricalca (e non è detto che non possa esserne un adattamento) la storia che racconta che Santa Chiara, nel 1240 e nel 1241, riuscì a cacciare da Assisi, per due volte, saraceni (in realtà, in questo caso, mercenari islamici di Federico II): la prima con l'ostensione del Corpo di Cristo (da una cassettina dal quale, secondo alcune versioni, si sarebbe udita anche una voce): la seconda con un grande bagliore o con i lampi e i boati di un temporale.