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Città toscana sul souvenir di un borgo umbro

Jacopo Barbarito
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“Guardi che questo non è Spello, è Anghiari. Ma la commerciante non ha voluto sentire ragione e alla fine di quelle calamite così strane ne ho acquistate due”. Massimo Ricci è un anghiarese doc. Impiegato e consigliere comunale del M5s di Anghiari. Lunedì, giorno di Pasquetta, insieme ai parenti, decide per una gita fuori porta. “Destinazione Umbria: Spello”, racconta Massimo. La gita di Pasquetta si rivela subito piacevole e la passeggiata in città prosegue fino a una sosta in un bar per un gelato. “Eravamo in pieno centro: d'un tratto due ragazzini che erano con noi si sono avvicinati a un negozio di souvenir per acquistare alcune calamite, ma ecco la sorpresa”. Massimo racconta: “Gli occhi mi si sono posati su una foto. Il panorama stampato sulla calamita è Anghiari. Ma al posto del nome Anghiari, sotto c'è scritto Spello. Ho guardato e riguardato bene e non mi sono affatto sbagliato. La foto è assolutamente il panorama di Anghiari”. A quel punto Massimo lo fa notare alla commerciante. “Le ho detto che quella calamita ingannava due paesi, oltre che i turisti. Ma la signora mi ha detto che quello è Spello. Mi sono armato di pazienza e le ho fatto notare che Sant'Agostino, il campano, a Spello non ci sono e che forse non avevano bisogno di servirsi dello skyline di un altro paese, in quanto Spello è già bella così. Ma la commerciante non ha voluto sentire ragioni”.