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Primario sospeso, spuntano le denunce contro le "pressioni" dell'ospedale

Alessandro Antonini
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Susanna Esposito, primario di pediatria sospeso per 4 mesi dall'Azienda ospedaliera, ha presentato due denunce alla magistratura il 10 e 20 giugno 2018. Due esposti contro “le pressioni subite da parte della direzione dell'azienda ospedaliera di Perugia dal luglio 2017 al giugno 2018 per sottoscrivere documenti non veritieri sull'attività assistenziale svolte da un collega, esperto di patologie neurodegenerative dell'età anziana assegnato ‘in via provvisoria' alla pediatria il 28 dicembre 2015”. Un anno prima del suo insediamento. Il virgolettato è parte del “memoriale” della Esposito presentato contro l'istruttoria del Santa Maria della Misericordia - che le contesta pesanti irregolarità sul fronte delle presenze e della libera attività intramoenia - avviata il 17 luglio 2018 (dopo le prime due denunce, una terza è arrivata il 2 ottobre 2018 e una terza è data in partenza) e culminata nella sanzione dell'ufficio disciplinare. "Vengo accusata - scrive la Esposito in un lungo scritto inviato al Corriere dell'Umbria -  di non avere vigilato e controllato l'attività del collega e di avere informato tardivamente l'Azienda Ospedaliera delle sue mancanze. In realtà, ho ripetutamente segnalato in forma orale e scritta, con frequenza mensile dal marzo 2017 al Direttore Generale, al Direttore Sanitario, al Direttore Amministrativo, al Direttore Affari Generali, la necessità che il medico venisse trasferito in una unità della medesima Azienda Ospedaliera in linea con il suo profilo curricolare ma ciò non è mai avvenuto. Mi sono rifiutata, nonostante le ripetute pressioni della Direzione Aziendale, di firmare i tabulati orari del medico in questione dal novembre 2017 perché tali tabulati non sono correlati ad alcuna attività ma alla sola presenza fisica in Ospedale. Ho ritenuto - previa condivisione con lo stesso - di formulare un giudizio di non valutabilità della sua attività nel 2017 stante l'assenza di alcuna attività clinica o laboratoristica documentata da lui svolta presso la Clinica Pediatrica nel periodo oggetto di interesse. Di tutta risposta, il Nucleo di Valutazione Aziendale a seguito di una audizione con la Direzione Aziendale ha stravolto il giudizio attribuendogli “3” (che corrisponde a “buono” e indica un livello di contributo pienamente corrispondente all'atteso), spiegando che questo medico “si è concentrato su un'attività di ricerca collegata alla clinica e di interesse aziendale”. Per quanto riguarda le accuse sulla violazione degli obblighi per la rilevazione delle presenze, precisa che "non mi è mai stato inviato alcun richiamo scritto dal momento della mia assunzione presso l'Azienda Ospedaliera di Perugia. In modo distorto e pretestuoso, mi vengono ora sollevate accuse totalmente false e privi di ogni fondamento. A titolo esemplificativo, mi viene contestata la presenza a Perugia in una data del 2017 in cui sono stata addirittura fotografata dalla stampa di fianco al Direttore Generale e in un fine settimana del 2018 in cui ho trascorso il sabato e la domenica a lavorare a Perugia insieme a colleghi venuti da altre sedi". Esposito ribatte anche sulle contestazioni per le visite intramoenia. "Mi viene contestato che nel 2017 ho visitato, per esigenze di servizio a Perugia, in alcune occasioni in giornate diverse dal venerdì. Ancora una volta, però, non avevo ricevuto alcuna segnalazione scritta nel 2017, quando l'Azienda Ospedaliera di Perugia regolarmente inviava le richieste di pagamento alla Casa di Cura in cui visito a Milano". Ma dietro ci sarebbero anche interventi definiti "scomodi", come quello sul pronto soccorso pediatrico. "Chi ha figli in Umbria - spiega la Esposito - sa che in caso della necessità di una visita urgente o comunque non programmata da effettuare nella Clinica Pediatrica di Perugia deve presentarsi direttamente nel reparto di pediatria senza passare da un vero Pronto Soccorso. La problematica interessa ben 10.000 bambini residenti in Umbria. Ho ripetutamente ribadito alla Direzione Aziendale e alle Istituzioni Regionali che l'Umbria, insieme al Molise e alla Basilicata, è una delle poche Regioni italiane a non essere dotata di un Pronto Soccorso pediatrico nel Centro Hub. Peraltro, tale situazione, in cui non è previsto né il triage né la presenza di un infermiere dedicato h24 all'accettazione e alla gestione del bambino né locali idonei all'assistenza pediatrica in emergenza di pazienti provenienti dall'esterno, non è conforme a quanto previsto dalla procedura che ha portato all'accreditamento dell'Ospedale da parte del Ministero della Salute e, soprattutto, a quanto previsto dalla normativa nazionale. Infatti, per le strutture di II livello il Ministero della Salute prevede l'esistenza di un Pronto Soccorso pediatrico con autonomia funzionale ed operativa, che certamente non può essere rappresentato da due stanze di degenza presenti in reparto e utilizzate per scopi diversi da quelli per cui sono state costruite (come appunto avviene ora). E' certamente inutile ricordare che l'assenza del triage, la mancanza di personale infermieristico dedicato e l'utilizzo di locali non accreditati per una determinata attività possono portare a errori o a ritardi assistenziali con risultati drammatici. La riorganizzazione dell'attività assistenziale del Pronto Soccorso pediatrico da me ripetutamente proposta necessiterebbe di minimi “ritocchi” che assai poco graverebbero sul bilancio dell'Ente (triage effettuato nel Pronto Soccorso generale dagli infermieri già in servizio che lo effettuano per i pazienti adulti, accoglienza in sala d'attesa dedicata e disponibilità di due locali per le visite pediatriche nel Pronto Soccorso generale, presenza di un infermiere dedicato al monitoraggio dei pazienti pediatrici presenti, eventuale assunzione di un pediatra) e permetterebbe di raggiungere in un solo colpo tre obiettivi: la possibilità di assicurare al bambino un'assistenza migliore e conforme a quanto previsto dalle direttive nazionali; una migliore considerazione dell'Azienda Ospedaliera da parte dell'utenza che ogni giorno vi accede nella speranza di trovarvi quanto di meglio vi sia in termini assistenziali e organizzativi; una maggiore serenità da parte di infermieri e medici in servizio presso la Clinica Pediatrica, che attualmente si trovano a dovere fare fronte durante i turni di guardia non solo alla degenza ordinaria ma anche ai 10.000 bambini all'anno che si presentano dall'esterno per problematiche acute e che sono gestiti al di fuori di qualsiasi logica organizzativa in linea con la normativa vigente". Ma non finisce qui. “Scomode - va avanti il primario - sono state le mie opposizioni a permettere viaggi per esami o cure all'estero a spese del Sistema Sanitario Regionale per pazienti che possono essere curati nel nostro Paese e addirittura nella stessa Umbria. Ancora, scomode sono state le mie rivendicazioni dei fondi attribuiti dal Ministero all'Azienda ospedaliera di Perugia per la ricerca sulla fibrosi cistica, impiegati per scopi totalmente diversi". Servizio completo nell'edizione del 27 dicembre del Corriere dell'Umbria