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Umbria mobilità paga il debito in 120 rate per evitare il fallimento

Alessandro Antonini
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Umbria mobilità ha tempo dieci anni per restituire 12.080.570 euro alla Regione. Ossia il debito residuo dell'anticipazione di cassa da 17 milioni che Palazzo Donini ha concesso alla sua partecipata il 21 ottobre 2013, quando si è evitato il crac del trasporto pubblico locale umbro. I problemi della società madre (l'esercizio è stato ceduto al 100% a Busitalia, resta l'infrastruttura ferroviaria e 60 dipendenti) non sono tuttavia risolti e si lavora per evitare il fallimento. Palazzo Donini il 5 novembre scorso ha approvato la delibera che accoglie la richiesta di rateizzazione della spa pubblica (oltre alla Regione ci sono Province e Comuni di Perugia, Spoleto, e Terni) che aveva promosso e perso un contenzioso legale proprio con l'amministrazione Marini sulla cifra in questione: così il 12 luglio scorso il tribunale di Perugia ha emesso un decreto ingiuntivo alla società obbligandola a risarcire l'ente regionale. Ma Umbria mobilità registra zero liquidità per colpe “romane”. Nella domanda di dilazione del debito è stato scritto che “alcuni crediti di grandi entità sono ormai incagliati e la società ha dovuto ricorrere ad azioni esecutive per poter cercare di recuperare tali crediti. In particolare si tratta del credito verso la società partecipata Roma Tpl e del Consorzio CoTri, anche esso socio di Roma Tpl.  I crediti in questione superano complessivamente la somma di circa 50 milioni. Tale criticità ha azzerato la liquidità della società e, cosi, non si è potuto procedere al rimborso secondo le modalità inizialmente previste”. Tutto è bloccato nel lodo Atac, la società dei trasporti di Roma Capitale. Servizio completo nell'edizione del 13 novembre del Corriere dell'Umbria