Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Spari a Ponte Felcino, il giallo delle ogive

Catia Turrioni
  • a
  • a
  • a

Un sopralluogo di oltre due ore a Ponte Felcino, sul luogo del colpo finito nel sangue e poi nella strada sterrata dove era stata abbandonata la macchina con dentro il corpo senza vita del cinquantenne albanese Eduart Kozi. A 14 giorni dal delitto, i carabinieri tornano in via Messina per ispezionare palmo a palmo le strade dove si è consumata la sparatoria. Quattordici i colpi di pistola esplosi dai due carabinieri e dalla guardia giurata che hanno tentato di fermare il commando dei banditi. Solo cinque, le ogive ritrovate: quattro conficcate nel corso dell'ispezione dell'Audi A6 utilizzata per la fuga, l'ultima è quella estratta dal cadavere dell'albanese e sulla quale sono in corso ulteriori accertamenti balistici per sapere da quale arma provenga: quella dei militari (una pistola Beretta sb calibro 9x19) o quella della guardia giurata (una Glock calibro 9x21). L'ogiva è particolarmente deformata e per questo risalire alla provenienza del proiettile non è così facile. Secondo i periti potrebbe avere impattato su una superficie solida prima di bucare il vetro e il poggiatesta, per poi raggiungere il cinquantenne e ucciderlo.  Ai rilievi sui luoghi si sono svolti alla presenza del consulente balistico nominato dalla procura, Emilio Galeazzi, dal consulente delle persone offese (che hanno nominato l'avvocato Antonio Cozza) e ai legali Nicola Di Mario che assiste i due carabinieri e Alessandro Vesi che assiste il vigilantes.