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Piccioni sterminati con le scosse elettriche

Cristiana Costantini
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“Laudato sii, mio Signore, insieme a tutte le creature”. Proprio tutte in realtà no. Perché ad Assisi, terra di quel Poverello che compose il Cantico più antico della letteratura italiana, i piccioni non sono i benvenuti. Anzi, vengono cacciati da fontane e monumenti a suon di scosse elettriche. Sono stati installati in via san Francesco, sull'antica fonte Oliviera e all'ingresso di Palazzo Monte Frumentario, dei dissuasori elettrificati per volatili. Impianti certamente a norma di legge e sicuramente funzionali che fungerebbero da deterrente per i piccioni che, svolazzando da quelle parti in cerca d'acqua e di turisti generosi, sporcherebbero ovunque. “Perché non ci si può avvicinare?”, chiedono i turisti davanti alla fontana protetta dai nastri segnaletici. E la risposta dei commercianti lascia quasi tutti perplessi. “Ma in questo modo non si fa del male agli animali?” domandano alcuni. Si tratta di fili in cui scorre la corrente elettrica, che si aziona non appena vengono sfiorati. La scossa spaventa il piccione che evita così di tornare da quelle parti. La potenza della corrente viene monitorata da una centralina e gli operatori assicurano che, se bassa, non è affatto dannosa. Ma quella utilizzata per allontanare un piccione, che effetti può avere su un volatile più piccolo come un passerotto o una rondine? Poi la questione sicurezza. “Molti visitatori salgono sulla fontana, anche se non dovrebbero – dice un residente – fanno selfie dappertutto, potrebbero toccare i fili con facilità: basterà un piccolo segnale di pericolo? E' bello da vedersi in pieno centro? – poi la critica - Quanto ci è costato un impianto del genere? Si pensa solo alle vie più importanti?”. Il problema è che adesso i piccioni, che prima si fermavano sulla parte superiore della fontana, se ne stanno beati alla sua base e tra i freschi zampilli delle cannelle, dove i fili elettrici non possono passare. E la situazione rischia di rimanere invariata. Prima di questa soluzione il Comune di Assisi aveva optato per un tipo di dissuasore meccanico in acciaio, quello ad aghi che, non offrendo ai volatili una superficie stabile sulla quale fermarsi, avrebbe dovuto spingerli altrove. Metodo tuttavia fallito perché i caparbi pennuti sono riusciti ad adattarsi ugualmente, continuando a lasciare le loro tracce. E' certo che i piccioni sono uccelli altamente infestanti, a tratti molesti, e che il loro guano oltre a rendere sporca e maleodorante l'acqua delle fontane, corrode le superfici e nuoce alla salute. Molti visitatori infatti, nei mesi scorsi, si erano lamentati proprio per le condizioni in cui avevano trovato alcuni monumenti, non così gradevoli da toccare e da fotografare, e per l'acqua diventata verdastra, torbida e piena di penne. Ma quello che ai turisti sembra non stare bene non è tanto il volersi liberare dai piccioni, cosa comprensibilissima, ma è la conflittualità del metodo adottato con lo spirito della Città di Assisi, terra di quel Santo che chiamava fratello e sorella ogni singola creatura. Ora, come conciliare le esigenze di pulizia e di conservazione del patrimonio storico artistico, con la salute dei turisti, le spese dei cittadini e l'approvazione degli animalisti?