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Spaccia per propria la frutta "straniera": agricoltore nei guai

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Federico Sciurpa
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Frutta e verdura esclusivamente “made in Umbria”. Di produzione propria e quindi di sicura qualità. Con il titolare dell'azienda dedita alla coltivazione e al commercio ambulante, che era solito accontentare i suoi tanti clienti distribuiti in tutto il territorio Perugino durante i vari mercati rionali. Con tutti i prodotti esposti per la vendita al pubblico che recavano, per ognuno di essi, una cartello riportante non solo il prezzo e la denominazione, ma anche e soprattutto il nome della ditta di produzione. Nel pieno rispetto delle regole, quindi. Ma invece era solo apparenza, visto che a seguito di un blitz del Nas al banco ortofrutticolo in questione, ecco che il noto agricoltore perugino (il 41enne P.R.) si è ritrovato di colpo sotto inchiesta. Con la pesante accusa che lo ha portato davanti al giudice per frode in commercio. Perché, dai controlli a campione effettuati, era emerso subito qualcosa di particolarmente strano. Alcuni dei prodotti che comparivano in bella mostra, infatti, non solo non provenivano dai luoghi dichiarati, ma addirittura erano stati acquistati presso altre società. Quindi non coltivati in proprio. E dai documenti ispezionati dai militari era anche stato riscontrato che alcuni alimenti avrebbero avuto provenienza estera. Come nel caso dei fagioli e dei peperoni rossi e gialli, risultati importati dal Marocco e dalla Spagna. “Tutto ciò ingannando - si legge nel ricco capo d'imputazione - quanti si erano recati presso l'agricoltore di fiducia per acquistare prodotti a chilometro zero. Ieri mattina la vicenda è sbarcata in aula per il via di una istruttoria dibattimentale che si preannuncia a dir poco complessa, al punto da lasciar presagire ad una vera e propria “guerra a colpi di perizia” sui prodotti finiti nel mirino. L'agricoltore alla sbarra è rappresentato dagli avvocati Giuseppe De Lio e Marco Brusco.