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Legata e sequestrata in casa dall'aguzzino

Federico Sciurpa
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Con la forza della disperazione riesce a liberarsi dalla terribile morsa del suo aguzzino. Fino a scappare da quella casa, diventata per lei una vera e propria prigione. E ancora con le mani ben legate da lembi di lenzuola e con il volto pieno di lividi ed ematomi esce in strada, per chiedere aiuto. Mettendosi così al sicuro da quell'uomo violento, che altro non è che il suo compagno trentasettenne tunisino (da molti anni residente nel capoluogo umbro). Con i proprietari di un residence situato nelle vicinanze che, udite le grida e resisi conto dell'accaduto, subito le prestano i primi soccorsi, non prima di allertare le forze dell'ordine locali. Che in poco tempo, dopo una serie di appostamenti e inseguimenti, bloccano lo straniero e lo arrestano. La drammatica vicenda è sbarcata davanti al giudice per l'udienza preliminare Carla Giangamboni. Per l'indagato (che per questa storia si trova nella casa circondariale di Capanne), accuse schiaccianti. Che vanno dalla violenza privata al sequestro di persona, fino ad arrivare alle minacce gravi. E in aula, dopo una breve ricostruzione dei fatti e una volta sentite tutte le parti in causa, il giudice ha definitivamente accolto il patteggiamento a un anno e sei mesi di reclusione concordato dal pubblico ministero titolare delle indagini (Paolo Abbritti) e la difesa (rappresentata dall'avvocato Vincenzo Bochicchio), ma senza la sospensione condizionale della pena. Da aggiungere, infine, che l'uomo era in passato finito nel mirino dei poliziotti sempre per gli stessi reati.