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Ex dipendenti Perugina incontrano Nestlé, spiragli per la cooperativa

Gaia Nicchi
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Si arricchisce di una nuova pagina il capitolo sulla Perugina, dopo la nota stampa diffusa da Milano, per precisare alcune questioni legate soprattutto alla possibilità che un gruppo di ex dipendenti costituisca una cooperativa per produrre alcuni prodotti storici della Perugina: "aderendo alle sollecitazioni del vice ministro on. Teresa Bellanova abbiamo fissato un incontro con il gruppo degli ex dipendenti per venerdì 15 dicembre e ascoltare le loro proposte". Intanto Nestlè mette i puntini sulle "i" e ricorda che "Perugina è in trasformazione, ma non in crisi". "In queste settimane - dice la nota - si sono susseguiti diversi interventi sul futuro di Perugina. Alcune suggestioni emerse appaiono accattivanti, ma rischiano di alimentare incomprensioni e attese che potrebbero creare inutili illusioni. Ben sappiamo quanto sia rilevante e amata la Perugina nel suo territorio, e comprendiamo il desiderio di aiutare, non essendoci da parte di esterni la piena comprensione di come il piano da 60 milioni di euro, in piena applicazione dal marzo 2016, si stia nei fatti attuando. D'altra parte ci è difficile non stigmatizzare il continuo riversare idee non verificate sui media e sulle istituzioni prima di sentire la necessità di presentarle in primis a noi, quasi che la visibilità mediatica delle proposte sia più importante della loro effettiva praticabilità. Prendiamo dunque atto - continua Nestlé -, ad esempio, da notizie di stampa, che un gruppo di ex dipendenti, usciti dall'azienda da oltre 20 anni, ha incontrato i vertici della Regione Umbria e poi il viceministro Teresa Bellanova del Mise. Da quello che abbiamo letto, sembrerebbe che alle istituzioni sia stata presentata l'idea di costituire una cooperativa sul modello del "Workers Buy Out" ("Wbo") con cui attivare alcune produzioni a marchio Perugina. Vale subito la pena ricordare che i Wbo sono uno strumento con cui i lavoratori di una azienda, in crisi, in vendita o in liquidazione, decidono di rilevarla in tutto o in parte per continuarne l'attività. Perugina - si precisa - è in trasformazione, ma non certo in crisi, né in vendita, né tanto meno in liquidazione. Non ci sono pertanto i presupposti, né di fatto né di legge, per dare concretezza a questo tipo di proposta. Come abbiamo dimostrato in occasione della cessione del marchio Ore Liete ad un'azienda locale, guardiamo con favore allo sviluppo di iniziative imprenditoriali autonome, soprattutto se in grado di contribuire alla ricollocazione professionale dei lavoratori in esubero a San Sisto, ma occorre fare chiarezza per evitare equivoci. Vale anche la pena di ricordare che ancora oggi vengono prodotti a San Sisto diversi cioccolatini in portafoglio sin dagli anni '20. Altre novità dalle radici storiche potranno vedere la luce nelle prossime stagioni, ma preferiamo non anticipare nulla per ovvie ragioni di concorrenza. Rimaniamo comunque in attesa di contatti diretti per poter valutare nel merito eventuali proposte, possibilmente corredate da un concreto business plan". Fermo e deciso il commento di Michele Greco, segretario Flai Cgil Umbria, per il quale "ben vengano nuove iniziative imprenditoriali, purché non siano fatte con i prodotti della Perugina, perché il mantenimento dei prodotti nel sito di San Sisto è l'unica garanzia per i lavoratori. Se Nestlè aprisse alla esternalizzazione di alcune produzioni, verrebbe meno la sicurezza del lavoro dei dipendenti. La creazione di un comprensorio del cioccolato è auspicabile, ma questo non può avvenire con le produzioni della Perugina”.