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Risparmiatori perugini traditi si costituiscono parte civile

Federico Sciurpa
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Risparmiatori traditi. Finiti nel vortice per aver acquistato azioni dal “rendimento garantito” e dal paventato risultato economico invidiabile. Che, invece, si sono rivelate cartastraccia. Un disastro di portata incredibile che, per tanti giovani, artigiani o imprenditori, ha voluto significare anche la fine. Stiamo parlando del crac di Veneto Banca, di cui si continua a parlare ormai da anni. Con l'intero direttivo dell'istituto, composto da politici e amministratori, che ora si trova sotto inchiesta con accuse pesantissime. E tra le persone ingannate in mezza Italia ci sono pure otto privati cittadini umbri (residenti a Perugia e a Gubbio). Che “avevano acquistato le azioni della banca ad un valore fittizio, superiore al reale valore di mercato”. Azioni di fatto “sopravvalutate” e allo stesso tempo “gonfiate” per un danno stimato (su un totale di 50 milioni) per 150mila euro. E che insieme a centinaia di vittime, ieri mattina sono comparse con i loro rispettivi legali (precisamente gli avvocati Pietro Gigliotti e Fabio Antonioni) nella maxi aula di Roma dove si sta svolgendo il procedimento davanti al giudice per l'udienza preliminare. Dove si sono costituite parte civile. Ipotesi di reato gravissime, quelle ipotizzate nei confronti degli undici imputati (tra questi nomi grossi della politica). A cominciare dall'aver “ostacolato l'attività di controllo della Consob”, per poi arrivare “all'aggiotaggio”. In parole povere una speculazione (punibile fino a cinque anni di reclusione) per aver fatto crescere o diminuire del costo i valori, operata valendosi di informazioni riservate o divulgando notizie fasulle allo scopo di abbassare o alzare le quotazioni a danno naturalmente dei risparmiatori. Si tornerà in aula la settimana prossima, quando già si potrebbe chiudere il primo “cerchio”.