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Catalogna: ha vinto il sì. “Diritto alla repubblica”. Martedì sciopero generale

Scontri con la polizia a Barcellona

Sergio Casagrande
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Alla mezzanotte e mezza di lunedì 2 ottobre 2017 il governo catalano ha annunciato la vittoria del sì con una percentuale provvisoria che sfiora il 90 per cento. I votanti sarebbero stati più di 2 milioni, “nonostante la repressione del governo di Madrid”. “Adesso il parlamento catalano -è stato detto - deciderà in merito perché la comunità catalana ha ottenuto il diritto all'indipendenza e alla creazione di una repubblica”. Martedì 3 ottobre 2017 in Catalogna ci sarà uno sciopero generale per denunciare la repressione dello stato spagnolo al referendum indipendentista. Lo ha annunciato in Plaza Catalunya Jordi Cuixard, presidente di Omnium. Secondo i dati delle autorità catalane aggiornati alle ore 22.00, almeno 844 persone sono rimaste ferite, tre seriamente, durante le operazioni di polizia degli agenti inviati dal governo spagnolo per impedire il referendum indipendentista del primo ottobre 2017 Catalogna. Un uomo, di 70 anni, è invece deceduto nella città di Lleida, colto da infarto mentre le forze di sicurezza stavano sgomberando la scuola La Mariola, uno dei collegi elettorali. L'uomo è stato soccorso e trasportato in elicottero all'ospedale Vall d'Hebron di Barcellona in condizioni critiche. Ma dopo poco tempo è morto. Incidenti con cariche della polizia si sono verificati in particolare nelle città di Barcellona, Tarragona e Girona. Gli elettori catalani del referendum stanno costruendo barricate a protezione dei seggi per impedire l'accesso alla polizia che è già intervenuta in diverse località della Catalogna per sgomberare e sequestrare urne. Le barricate vengono costruite con tavoli, sacchi apparentemente pieni di terra, tavole di legno, armadi e altri oggetti posti davanti ai seggi per ostacolare l'intervento degli agenti. "C'è stata una violenza irresponsabile e non giustificata. I catalani volevano votare pacificamente e democraticamente". Così il presidente della regione autonoma di Catalogna, Carles Puigdemont, intervistato in uno dei seggi elettorali, dove si sta svolgendo il referendum per l'indipendenza. Dalle cinque di mattina, migliaia di persone si sono messe in fila in tutta la Catalogna di fronte alle porte dei seggi. L'obiettivo era quello di impedire alle polizia regionale, i Mossos d'Esquadra, di adempiere all'ordine di sigillare i seggi e sequestrare le urne e le schede elettorali. In ritardo rispetto al previsto, gli agenti si sono presentati ai seggi, ma nella maggior parte dei casi si sono limitati a prendere atto della situazione e ritirarsi, spesso tra gli applausi della folla. Alle 8 di mattina, un'ora prima dell'apertura ufficiale dei seggi, il portavoce del governo della Generalitat, Jordi Turull, ha annunciato a sorpresa un cambio del sistema di voto. Il nuovo metodo dà la possibilità ai cittadini di votare in tutti i seggi aperti. Il portavoce ha spiegato che, per garantire che nessuno potesse votare più volte in diversi seggi, è stato implementato il sistema di controllo informatico. Più tardi, però, le connessioni internet sono cadute in molti collegi elettorali. Attorno alle 9, all'avvio delle operazioni di voto, la polizia nazionale e la guardia civile sono intervenute in vari seggi in tutta la ragione. In molti casi gli agenti hanno usato la forza per sgomberare chi cercava di resistere, utilizzando anche manganelli e proiettili di gomma e causando decine di feriti. Secondo il ministero della Salute, alle 11.30 erano 38 i feriti, tre dei quali in condizioni serie. Alle 14.30 la Generalitat ha aggiornato il bilancio: 337 feriti o contusi. Nel seggio di Sant Julià de Ramis, dove il presidente catalano Carles Puigdemont avrebbe dovuto votare, gli agenti hanno sfondato le porte e sequestrato le schede e le urne. Il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, è riuscito comunque a votare alle 10 del mattino a Cornellà de Terri. Hanno votato anche il vicepresidente del governo, Oriol Junqueras, e il presidente del Parlamento, Carme Forcadell. Durante gli scontri anche 9 poliziotti e 2 guardie civili sono rimasti feriti in modo lieve. Il ministro dell'Interno, Juan Ignacio Zoido, ha spiegato che gli agenti hanno «neutralizzato» circa 70 stazioni elettorali e ha assicurato che le loro azioni sono state «proporzionate». L'account Twitter del ministero ha diffuso un video che mostra agenti della guardia civile aggrediti a sassate da una ventina di persone a Tarragona. Durante tutta la giornata non si è mai fermato lo scambio reciproco di accuse tra il governo nazionale di Madrid e il governo catalano. «Chiedo che il governo della Generalitat della Catalogna smetta di comportarsi in modo irresponsabile», ha dichiarato in conferenza stampa Soraya Saenz de Santamaria, vicepresidente del governo spagnolo. «Continuare questa farsa non ha senso e non porterà a nessun risultato. Loro possono mettere fine a questa situazione», ha aggiunto. Anche il prefetto della Catalogna, Enric Millo, «fermare» la «farsa» e ha detto che nei prossimi giorni «più di uno dei responsabili che hanno provocato questa situazione dovrebbe considerare le dimissioni». Dall'altra parte il portavoce della Generalitat, Jordi Turull, ha detto di considerare «il presidente del governo Mariano Rajoy e il ministro degli Interni Juan Ignacio Zoldo» responsabili «di quello che sta succedendo in Catalogna» e ha chiesto le dimissioni del prefetto. La procura ha intanto annunciato un'inchiesta sull'operato dei Mossos d'Esquadra, che non sono intervenuti in un primo momento.