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Cento campi seminati: la mappa dei terreni sequestrati

Alessandro Antonini - Sara Minciaroni
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Impressionante la mappa dei sequestri che i militari del Noe hanno eseguito nelle scorse ora tra i Comuni di Piegaro e Panicale su mandato della procura della Repubblica di Perugia. LEGGI qui tutti gli articoli sulla valle dei fuochi Nelle pagine del decreto preventivo, emesso in via d'urgenza dai pm Paolo Abbritti e Gemma Miliani nell'indagine a carico di ignoti per l'ipotesi di reato di "disastro ambientale colposo", c'è il dettaglio delle particelle che compongono le due maxi aree "A" e "B" a cui sono stati apposti i sigilli, per una "situazione creatasi non più tollerabile" per la quale sussiste "l'assoluta urgenza di intervenire, con gravissimi rischi per l'ambiente e la salute pubblica". Tra le motivazioni per cui ritengono necessario intervenire d'urgenza i magistrati citano "l'evidente carattere strumentale delle aree poste in sequestro rispetto all'aggravio e protrazione dei reati ipotizzati o all'agevolazione di reati analoghi", di più, mettono nero su bianco "le evidenti condotte tenute negli anni nella gestione del territorio" come fattore di rischio per la realizzazione di ulteriori reati della stessa specie. Così, senza previa autorizzazione degli organi di controllo che dovranno monitorare (i sindaci dei Comuni interessati sono stati nominati a custodia giudiziale delle aree), non sarà possibile movimentare terra, raccogliere le coltivazioni, seminare o fertilizzare su 143 particelle di terreni per un totale di 255 ettari. Tra questi ci sono 100 particelle adibite a seminativo, 23 a coltivazioni di alberi, 3 a vigneti e 11 a cave. Nell'area "A", quella che per intenderci si estende dalla zona dei laghetti difronte alla vecchia centrale Enel di Pietrafitta fino alle località di Oro e Macereto per un totale di 162 ettari, di questi 70,5 appartengono alla Valnestore Sviluppo, altri 41,4 alla Comunità Montana e 10,5 a Consenergia Green, ci sono poi diversi privati tra cui due aziende agricola. L'area "B" è relativa alla zona che si affaccia sulla nuova centrale compresa tra la vecchia e la nuova strada che conducono a Pietrafitta. Qui ci sono 93,4 ettari di terre sequestrate, gran parte di questi sono riconducibili proprio a Riccioni, il proprietario della discarica su cui per anni sono stati riversati rifiuti solidi urbani e ceneri, ma ci sono anche proprietà dell'Enel per 22 e rotti ettari, anche qui svariate aziende agricole e piccoli appezzamenti di privati. I sequestri sono stati estesi anche a 3 pozzi, uno presso gli impianti sportivi di Tavernelle (dove sono stati trovati livelli sopra la norma di arsenico e ferro) in un'area "interessata - è precisato nell'atto - da verosimile interramento di ceneri provenienti dalla centrale Enel di La Spezia". Il secondo pozzo è quello nell'area della vecchia centrale Enel. Qui è stato evidenziato il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione per solfati e manganese ma anche tracce di naftalene. Il terzo, di proprietà di un privato è ubicato in area limitrofa alla ex concessione mineraria Enel. Per quest'ultimo in particolare saranno necessarie altre analisi dei campioni inviati ad Arpa Lombardia per un approfondimento relativo ai valori di radioattività misurati. E restando in tema di acqua i laghetti denominati "Forest", "Nero" ed "Enel piccolo" evidenziano valori anomali di boro, solfati e manganese, mentre i laghi "Bello" ed "Enel" presentano valori anomali di solfati e boro. Ecco come l'indagine su ceneri e rifiuti in Valnestore assume corpo e fattezze tali da confermare - per ora in parte - le risultanze dell'inchiesta sollevata in queste pagine.