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Coronavirus, in Umbria la metà dei morti con patologie gravi pregresse. Decessi a -3,6% ad aprile

Alessandro Antonini
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La metà circa dei morti conteggiati come “decessi Covid 19” in Umbria aveva, al momento dell'infezione, una o più patologie croniche gravi. E' il dato che emerge dall'elaborazione degli uffici regionali Sanità. Intanto secondo Istat il cuore verde è tra le quattro regioni in Italia che, dopo gli incrementi di marzo, hanno fanno registrare ad aprile un calo dei morti totali rispetto ai cinque anni precedenti. Ma andiamo con ordine. Secondo le analisi di Palazzo Donini prendendo a riferimento 76 decessi con contagio accertato Covid avvenuti fino al 3 maggio scorso “sono state registrate patologie croniche preesistenti in 37 casi e, per alcuni, risultavano presenti due o più patologie”. Tra i deceduti sono stati individuati dieci casi di tumori attivi in stato avanzato, 21 pazienti con malattie cardiovascolari di rilievo, nove con malattie respiratorie croniche, sei con patologie neurologiche gravi, cinque con diabete mellito e altri quattro con altre patologie degenerative. Non sono state effettuate autopsie e quindi è impossibile stabilire se e quanto queste malattie siano state cause o concause delle morti, rispetto al Covid. La metà dei deceduti con diagnosi del virus aveva più di 80 anni. Ma la fascia di età più colpita è quella tra i maschi dai 52 ai 70 anni di età ( 34 decessi). “Le donne decedute dopo aver contratto infezione da Sars-CoV-2”, è scritto nel report della direzione regionale Sanità, “avevano un'età più alta rispetto agli uomini e la distribuzione dei decessi nei due sessi mostra un netto prevalere del sesso maschile, in particolare nei soggetti con età inferiore agli 80 anni”. Da rilevare che, in Umbria, non ci sono stati decessi tra i malati di età inferiore ai 52 anni. Si tratta dei morti con Covid accertati da doppio tampone positivo. Per lo più di soggetti ricoverati in ospedale. Resta l'alea dell'incidenza della Sars Cov2 nei morti complessivi tra marzo e maggio. L'Istat ha aggiornato la stima con raffronto sulla media dello stesso periodo del 2015-2019, aggiungendo il mese di aprile: l'Umbria dopo l'aumento del 7,4% a marzo è passata a -3,6%. E' l'unica insieme a Lazio (-8,3%), Molise (-10,6), Campania (-3,9) e Sicilia (-4,2) a registrare il segno meno ad aprile sul fronte decessi. Qui l'inversione di tendenza è iniziata prima. Le province dell'Umbria hanno due dinamiche diverse. Perugia riscontra un'incidenza minore e una diminuzione più marcata ad aprile mentre Terni nello stesso mese registra un aumento. La provincia del capoluogo di regione nel bimestre gennaio febbraio rispetto alla media dei cinque anni precedenti registra un -11,1% di morti totali, per poi passare a +6,3 a marzo e riscendere a -6,8% ad aprile(2.418 decessi nel quadrimestre di cui 40 Covid, tasso di mortalità al 4,9). Terni invece dal -3,2 tra gennaio e febbraio, sale al +10% di marzo per poi arrivare al +4,6% di aprile (1-112 decessi ne quadrimestre, di cui 21 Covid, tasso di letalità al 6,7). In numeri assoluti nel primo quadrimestre 2020 nel cuore verde ci sono stati 3.530 decessi, di cui 61 accertati con Covid. diventeranno 76 tra maggio e giugno, al dato di ieri . Il tasso di mortalità Covid dei primi quattro mesi dell'anno è al 5,4. Media nazionale 39,2, spinta verso l'alto dal 129,3 della Lombardia. Ma l'Umbria su questo indicatore è al di sotto anche delle medie di Centro (15,2%) e Mezzogiorno (6,9).