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Vendita Ast, Marcegaglia: "Noi siamo interessati, aspettiamo la Thyssen"

Antonio Marcegaglia

Giorgio Palenga
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Vendita dell'Ast, il gruppo Marcegaglia ha già espresso il suo interesse ufficialmente e adesso aspetta che sia la Thyssen Krupp ad avviare la trattativa. La conferma è arrivata dal presidente del gruppo industriale, Antonio Marcegaglia, nel corso di un webinar organizzato ieri mattina dal portale specializzato “Siderweb”. Il presidente del gruppo mantovano è stato esplicito su un piano industriale per il sito ternano. “Il nostro interesse non è di oggi e non è certo opportunistico - ha detto l'imprenditore - è un interesse strutturato e di lunga data, frutto di un progetto industriale e di possibili sinergie, sia di natura industriale che commerciale”. Prima del passo ufficiale occorre che ThyssenKrupp apra la procedura di vendita, “siamo in attesa di un feedback”, che salvo contrattempi potrebbe avvenire nelle prossime settimane. Già il capo stipite, Steno, tra i più importanti clienti di Ast, aveva puntato gli occhi sull'acquisizione del sito di viale Brin. Il presidente ha annunciato una visita a Terni lunedì 8 giugno 2020, per un incontro di presentazione con le istituzioni, “perché crediamo di non essere sufficientemente conosciuti, almeno localmente” e saranno illustrate le attività del gruppo. Il valore di Ast si aggira intorno al miliardo di euro, oltre a Marcegaglia sembra che ci siano altri pretendenti, Arvedi di Cremoma, ArcelorMittal, Tata Steel, Posco, Baosteel, Jaandal e negli ultimi giorni gli svedesi di Ssab che in Europa controllano cinque altoforni, un handicap che potrebbe trovare la strada sbarrata dall'antitrust dell'Unione Europea. Per il sindacato lo stabilimento deve essere mantenuto integro, garantiti i livelli occupazionali, effettuare gli investimenti necessari per guadagnare ulteriori quote di mercato. Intanto i segretari territoriali di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Fismic Confsal, Ugl e Usb e management di Ast hanno trovato l'accordo per la cassa integrazione ordinaria dal 3 al 24 giugno 2020 per un massimo di 400 lavoratori. In realtà la media complessiva giornaliera dovrebbe aggirare tra 80-100 lavoratori, in massima parte impiegati, e a qualche decina di operai in base alle esigenze dove si dovessero riscontrare vuoti di prestazione. Resta confermata la fermata di una decina di giorni nella terza decade del mese corrente, con circa 2 mila lavoratori in cassa integrazione, con l'interruzione della produzione di acciaio liquido dai forni cb3 e cb7 e dei restanti reparti ad eccezione delle fucine. Gli accordi prevedono l'integrazione di salari e stipendi con le ferie. (Leggi gli impegni del Governo a tutela dell'Ast messa in vendita)