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Coronavirus, Regione: "App Immuni in ritardo". Umbria fuori dalla sperimentazione

Alessandro Antonini
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L'app Immuni arriva in ritardo e rischia di essere inutile. Parola dell'assessore allo sviluppo economico e all'innovazione, Michele Fioroni: era stato tra i primi a indicare una soluzione del genere per la tracciabilità degli spostamenti in caso di escalation dei contagi, ma andava messa in pratica all'inizio della Fase 2, sostiene. “L' app per tracciare i contatti è stata una idea che l'Umbria per prima ha avanzato. Ora arriva in ritardo. L'attivazione sarebbe stata utile dal momento in cui hanno riaperto le attività produttive. L'unica utilità futura è in caso di una malaugurata recrudescenza dell'epidemia. Certo è sempre meglio che niente. E' comunque uno strumento in più”, afferma Fioroni. Uno strumento che tuttavia, secondo l'assessore, “va coniugato bene con il sistema di tutela della privacy. Nutro ancora dei dubbi sul sistema di conservazione dei dati di Immuni, ci sono aspetti ancora da chiarire": Fioroni rileva un altro problema: "Il 60% della popolazione deve scaricare l'app affinché si abbia solidità statistica sul dato. Servirà una massiccia campagna di comunicazione". Inoltre è un sistema che funziona sui grandi numeri. L'Umbria non ha aderito alla sperimentazione perché "avevamo troppi pochi casi per aderire, servivano le regioni con più massa critica", spiega Fioroni. La Protezione civile dell'Umbria nelle scorse settimane ha siglato una convenzione con Telecom e Vodafone per tracciare spostamenti infra comunali e tra regioni. In base agli ultimi dati forniti, fanno sapere dal Cor di Foligno, risulta che gli spostamenti da e per l'Umbria dalla fine del lockdown fino alla scorsa settimana sono cresciuti fino ad arrivare all'80% dei livelli pre Covid. Per la maggior parte si è trattato di trasporto merci. Sul tema della tracciabilità degli spostamenti è stato convocato un tavolo con il ministro e gli assessori regionali mercoledì 3 giugno. Intanto da domani si aprono i confini regionali anche per il turismo. Fino ad oggi l'entrata in Umbria è stata consentita solo per casi di necessità o lavoro. E previa segnalazione alle Usl di riferimento. Che hanno avuto l'obbligo di contattare il soggetto “entro 24 ore dalla comunicazione e a procedere ad indagine epidemiologica delle circostanze e modalità del rientro, delle circostanze e modalità di isolamento tenute pre-rientro, delle condizioni cliniche attuali e pregresse”. In base a questa indagine, se ritenuto opportuno, l'Usl era tenuta a predisporre l'eventuale “indagine diagnostica dando indicazioni sulle modalità e tempistica dell'effettuazione”. Fino alla chiamata delle Usl con relativo triage per coloro che sono rientrati in Umbria era previsto l'isolamento. Ma su base volontaria.