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Coronavirus in Umbria, ristoratore della Valnerina: "Prima il terremoto, poi il Covid: io chiudo l'osteria"

Catia Turrioni
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Coronavirus in Umbria, bar e ristoranti travolti dalla crisi. “Non avremmo mai voluto farlo ma siamo stati costretti a chiudere”: a parlare è Marco Speziale, titolare insieme a Carla de "Il Casaletto" di Borgo Cerreto, un localino top che in Valnerina ha subito conquistato il cuore (e il palato) di molti. Curatissimo, attento ad offrire solo eccellenze del territorio, il Casaletto è entrato presto nella prestigiosa guida delle Osterie d'Italia. Nel 2019 arriva anche la chiocciola e la rivista Vanity Fair lo indica tra le venti osterie imperdibili. Inserito in uno spettacolare contesto naturalistico, il Casaletto ha dovuto per lungo tempo fare a meno dei turisti, sua fonte primaria. Nel frattempo, infatti, c'è stato il devastante terremoto del 2016. “Ci stavamo lentamente riprendendo, quando è arrivato il Covid che ci ha dato il colpo di grazia - racconta Marco - così, senza aiuti, è impossibile andare avanti. Soltanto per l'affitto pagavamo 1.600 euro al mese. Abbiamo provato ad appellarci al buon cuore del proprietario ma non ha funzionato. Qui non arriva metano, per cui dovevamo utilizzare un bombolone, altre 1.500 euro in media al mese nel periodo invernale che lo Stato nel post terremoto non ha previsto tra gli sgravi. Poi ci sono le bollette di acqua e luce. Dovevano arrivare gli aiuti governativi ma non si è visto ancora nulla. Così, io e Carla abbiamo deciso di mollare”. E adesso? “Il mondo dell'accoglienza è in forte difficoltà - dice Marco - noi mettiamo a disposizione tutta la nostra competenza ma ci rendiamo conto che sarà difficilissimo, se non impossibile, trovare presto un lavoro”.