Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Coronavirus in Umbria, baristi e ristoratori protestano: "Incassi inesistenti, servono aiuti concreti"

Catia Turrioni
  • a
  • a
  • a

Il turismo non c'è, baristi e ristoratori soffrono. Parlano di incassi ridotti sino al 90% rispetto a prima dell'emergenza Coronavirus e di aiuti governativi inaccessibili per colpa della burocrazia. Martedì pomeriggio, gli operatori del Movimento Horeca si sono dati appuntamento a Pian di Massiano, zona minimetrò di Perugia, per dare voce alle loro difficoltà. Ci sono ristoratori, titolari di bar, gelaterie e pub. “Stiamo vivendo una situazione drammatica - spiega Giobi Zangara, presidente regionale di Fiepet, la Federazione italiana esercenti pubblici e turistici - un 30-40% di noi ha preferito non riaprire in attesa di tempi migliori, chi lo ha fatto si ritrova con il locale ogni sera praticamente vuoto. Va un po' meglio il fine settimana ma ovviamente non può bastare a coprire le spese. A fronte di un incasso ridotto dell'80-85% abbiamo gli stessi oneri cui fare fronte: dall'affitto del locale alle bollette sino alle tasse da pagare che sono state soltanto sospese fino a maggio. In più il governo ha promesso aiuti in realtà inaccessibili perché le banche vogliono garanzie precise, senza di quelle non danno soldi. Chi ha garanzie da offrire deve comunque attendere tutto l'iter burocratico, almeno venti giorni”. Matteo Fortunati, il presidente regionale di Assoturismo, nell'evidenziare le mille difficoltà che hanno gli operatori del commercio, soprattutto in questa fase, spiega che Confesercenti ha messo loro a disposizione, gratuitamente, una task force di commercialisti e avvocati.