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Coronavirus, la questura blocca il flash mob di protesta degli imprenditori

Alessandro Antonini
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Niente flash mob per i parrucchieri di Perugia. Lo ordina la questura. Giovedì 30 aprile uno dei promotori dell'iniziativa di protesta per lo stop forzato (da decreto) fino al 1 giugno, Gianni Marcantonini, parrucchiere del centro storico, è stato sentito in questura. Dove gli è stato formalizzato il “divieto di qualsiasi tipo di assembramento o manifestazione, in luogo pubblico o privato, alla luce dei provvedimenti governativi imposti dalle attuali misure straordinarie connesse all'emergenza epidemiologica”. Pena sanzione di 400 euro (283 se pagati in30 giorni). L'iniziativa era prevista alle 17 del 1 maggio in Corso Vannucci, per la durata di dieci minuti. Tutti in piedi, in silenzio, coni dispositivi di protezione individuale addosso, per protestare contro il decreto del governo del 26 aprile. Questo il piano. La questura ha certificato che non si può fare. Ma non è detto che qualcuno non sfidi la legge. “Noi imprenditori riteniamo”. ha dichiarato Marcantonini in questura, “sulla base oggettiva dei contagi in Umbria, che sia eccessivo prolungare ancora la quasi totalità delle attività commerciali, come avviene invece in Lombardia, e che ciò rende ancora più critica la situazione economica che si è venuta a creare”. Da qui l'idea del flash mob, nata in un gruppo whatsapp di imprenditori perugini di circa 600 persone. Una protesta annunciata in queste modalità anche in altre parti d'Italia.