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Terni, neonato trovato morto: la mamma condannata a 16 anni ricorre alla Corte d'Assise d'appello

Giorgio Palenga
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Non c'è stato infanticidio né preterintezionalità: queste le motivazioni che hanno portato, nell'ottobre 2019, il giudice del tribunale di Terni a emettere la condanna in primo grado a 16 anni per omicidio volontario aggravato nei confronti di Giorgia Guglielmi, la trentenne ternana accusata dell'abbandono e della conseguente morte del neonato appena partorito nell'agosto del 2018. (Leggi la notizia della condanna) Il gip ha depositato le motivazioni della sentenza nei giorni scorsi. La difesa della donna però non è rimasta con le mani in mano e ha presentato ricorso in Corte d'Assise d'appello. Gli avvocati Alessio Pressi e Attilio Biancifiori, infatti, puntano alla derubricazione del reato, per l'appunto in omicidio preterintenzionale e in infanticidio in condizioni di abbandono morale e materiale. Al momento la data dell'udienza non c'è, con tanto di termini sospesi, dal momento che l'emergenza dettata dal Covid 19 ha bloccato tutto. “Ci auguriamo – puntualizza l'avvocato Pressi - che la Corte d'Assise d'appello riconosca quanto anche espresso dallo stesso Ctu, il consulente del giudice, che ha dichiarato come la donna soffrisse di depressione e fosse stata soggetta a gesti di autolesionismo”. Interpretazione rigida e stretta, al contrario, da parte del giudice che ha sempre sostenuto la tesi precisa della volontà di Giorgia di "disfarsi" del bambino, forte di una personalità, è stato detto, fredda e cinica. Il giudice inoltre ha ritenuto sussistente l'ipotesi di omicidio volontario, reputando equivalenti le attenuanti generiche e l'aggravante contestata, decurtando poi di un terzo la pena in ragione del rito abbreviato che era stato seguito. Ma i legali della donna continuano la loro battaglia: il suo reale obiettivo, a loro dire, sarebbe stato quello di abbandonare il piccolo in un luogo visibile e transitato, nella speranza che qualcuno potesse prendersi cura di lui. Nessuna volontà omicida ma, semmai, una "colpa cosciente".  (Servizio completo sul Corriere dell'Umbria del 5 aprile 2020 – COMPRA L'EDIZIONE DIGITALE)