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Riforma serie C, Umbria divisa: Ternana e Gubbio non sono d'accordo

Luca Mercadini
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Luca Mercadini La Ternana è favorevole, il Gubbio non ne vuole sapere. Gabriele Gravina, capo del calcio italiano, la sua idea ce l'ha. E l'ha esternata a Francesco Ghirelli, presidente di Lega Pro che si è detto favorevole. La C, così come è, non può reggere l'urto degli effetti economici negativi del coronavirus. Ecco, quindi, la riforma pensata dal presidente della Figc. L'idea maturata è la seguente: una super C da 20 squadre e due categorie inferiori semiprofessionistiche (con evidenti sgravi fiscali) dove sistemare le restanti 40. A oggi, se le classifiche dovessero diventare definitive, la Ternana sarebbe in C1 (chiamiamola così in omaggio alla denominazione che da fine anni '70 si è protratta fino a qualche tempo fa), e il Gubbio in C2. Ma Gravina non ha mai nascosto il desiderio di terminare la stagione, anche in piena estate, onde evitare possibili ricorsi e determinare così le graduatorie in base ai piazzamenti definitivi. Fatto sta che l'Umbria del professionismo è divisa. Bandecchi ha accolto la proposta della Figc in modo entusiastico, nella parte Nord della regione Sauro Notari la rifiuta caldamente. Il ragionamento del presidente eugubino si fonda su due assi portanti: primo, in questo momento è ancora difficile capire quando e come si uscirà dall'emergenza sanitaria. Secondo, a decidere non deve essere Gravina ma i club di serie C. E' evidente che Notari punta a stare nella categoria d'avanguardia, facendo leva sulla solidità economica di un club che ha pagato anche gli stipendi di marzo, nonostante la sospensione dell'attività agonistica. Su una cosa, invece, Ternana e Gubbio concordano: i campionati devono terminare così come sono allo stato attuale. In ogni caso, stamattina alle 11, nella conference call con tutti i club di serie C convocati da Ghirelli, se ne saprà di più.