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Coronavirus, Umbria: fallimenti, licenziamenti e famiglie sul lastrico, l'allarme dei ristoratori locali

Marina Rosati
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“E' inutile girarci intorno: di fronte al Coronavirus e alla risposta dello Stato si preannunciano fallimenti, licenziamenti e famiglie sul lastrico. Uno scenario apocalittico”. A lanciare l'allarme rispetto all'emergenza da Covid-19 sono circa 300 ristoranti umbri che hanno deciso di fare squadra per fronteggiare quello che definiscono uno “tsunami economico”. Hanno così costituito un'associazione spontanea di operatori di attività locali (ristoranti, bar, pizzerie, pub, pasticcerie e tutto il mondo della somministrazione umbra) appartenenti al settore della somministrazione e ristorazione (Horeca) per tutelare la categoria, fortemente critica nei confronti del decreto Cura Italia. Una manovra che, secondo gli imprenditori, è assolutamente “inadeguata per l'insufficienza delle misure previste: il decreto, infatti, non riconosce né tutela il settore della somministrazione”. “Vista la situazione e le risposte del governo siamo convinti - spiega Gianni Segoloni del Bistrot di Perugia - che tante attività della ristorazione dovranno chiudere e mandare a casa il personale. Quando si ripartirà, forse a maggio e ovviamente senza turismo, ci troveremo a pagare le tasse che ora sono state prorogate. Il decreto parla di sospensione e non di cancellazione. Leggi anche: Coronavirus, il premier Conte ha firmato il decreto. Ora è ufficiale: ecco le attività che restano aperte