Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Terni, ferito da un colpo di pistola mentre è in casa: condannato il vicino

Giorgio Palenga
  • a
  • a
  • a

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di Giacomo Bartollini, il 29enne ternano che il 13 settembre del 2015 aveva sparato con una pistola Beretta calibro 7,65 dal terrazzo della propria abitazione in strada del Ponticello, nel quartiere di Gabelletta, ferendo gravemente un 46enne che abitava in via Omega, ad un centinaio di metri di distanza, e stava guardando la televisione in salotto. L'uomo disse che voleva solo provare l'arma e che non aveva realizzato né immaginato i possibili effetti del suo gesto. Gesto che gli era costato l'arresto in flagrante da parte dei carabinieri del nucleo investigativo di Terni e quindi una condanna a quattro anni di reclusione, nel luglio del 2017, da parte del gup del Tribunale di Terni. Condanna che nel marzo del 2018 la Corte d'Appello di Perugia ha ritenuto di attenuare, non rilevando l'elemento soggettivo del reato, tanto che il giudizio di secondo grado - oltre a riqualificare le lesioni personali da dolose a colpose con lo sconto da quattro anni a tre anni e cinque mesi di reclusione - aveva portato alla revoca totale dei risarcimenti fissati dal giudice di prima istanza: 50 mila euro in favore dell'uomo colpito dal proiettile, e costretto ad un intervento chirurgico urgente, e 25 mila euro alla compagna che si trovava con lui nell'abitazione. Un punto di vista che la Suprema Corte di Cassazione ha condiviso, confermando il punto di vista dell'appello - quello sostanzialmente più mite nei confronti di Bartollini - e l'annullamento delle provvisionali. Tanto che il ternano ferito all'emitorace sinistro e la compagna, assistiti dall'avvocato Enrico De Luca che aveva presentato ricorso per Cassazione, dovranno procedere ad una separata causa civile nei confronti del 29enne ternano per vedersi riconosciuta una qualche somma. Per Bartollini, quindi, la condanna a tre anni e cinque mesi di reclusione per lesioni colpose, detenzione di arma da fuoco e ricettazione di quest'ultima - di provenienza furtiva - è diventata definitiva. Il giovane, difeso dall'avvocato Francesca Abbati, è sempre stato ritenuto dai giudici capace di intendere e di volere. Ma l'assenza dell'elemento soggettivo del reato ha condotto a una rivisitazione del giudizio di primo grado, attenuato dai giudici dell'appello ("l'accettazione del rischio deve avere ad oggetto non già la situazione di pericolo determinata con il proprio comportamento, ma l'evento tipico del reato") e ora definitivo alla luce della decisione della Cassazione. (Leggi del pronunciamento della Cassazione sulla condanna per l'omicidio del muratore albanese)