Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Coronavirus, marito e moglie in crociera rimpatriati in Umbria dall'India: "Trattati come appestati"

Marina Rosati
  • a
  • a
  • a

“Maldive e India non vogliono gli italiani. Ci siamo sentiti come appestati, come gli ebrei in tempo di guerra”. E' sicuramente amareggiato Alvaro Angeleri, collaboratore del Corriere dell'Umbria, residente a Marsciano che, insieme alla moglie Milena, era in crociera per festeggiare i 50 anni di matrimonio ed è stato costretto a rientrare una settimana prima perché gli italiani non vengono accettati a causa del Coronavirus. E così quello che doveva essere un viaggio da sogno, tra Maldive, Sri Lanka e India si è fermato a metà, perché dopo i primi sei giorni passati nell'isola di Ceylon e una regione a sud dell'India, tra giovedì e venerdì scorso l'atteggiamento e i provvedimenti verso gli italiani sono cambiati. “La cosa assurda - racconta Alvaro - è che all'inizio della crociera ci hanno misurato la temperatura, facendoci salire. Non abbiamo avuto alcun problema nella capitale della Sri Lanka, a sud dell'India e, all'inizio neanche a Mumbay dove, giovedì scorso, siamo attraccati e visitato la città”. Al rientro in cabina Alvaro e Milena, così come tutti gli italiani presenti a bordo hanno trovato una lettera del gruppo Costa che, a fronte del “rafforzamento delle misure restrittive da parte delle autorità indiana e maldiviane” comunicava la necessità di “interrompere la presenza a bordo”.  Leggi anche: Coronavirus, la mutazione: scoperta di un team italiano. Quando e come il virus è arrivato agli uomini SERVIZIO COMPLETO NEL CORRIERE DELL'UMBRIA DI LUNEDI' 2 MARZO 2020