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Festival internazionale del giornalismo 2020 cancellato. Arianna Ciccone: "Scelta dolorosa ma necessaria"

Federico Sciurpa
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Arianna Ciccone* Cancellare l'edizione 2020 del Festival Internazionale del Giornalismo è stata una scelta difficilissima, dolorosa, necessaria. Siamo stati in contatto continuo con la Regione, abbiamo valutato ogni aspetto e valutato tutte le possibilità. La nostra intenzione comune era andare avanti.  Fino a quando due giorni fa il quadro è completamente cambiato costringendoci a prendere questa decisione, che mai avremmo voluto prendere. Rinunciare a un anno di lavoro per offrire un programma di altissima qualità di livello internazionale costa in termini emotivi molto più che in termini economici. Sappiamo perfettamente cosa questo evento significa per la città, e l'impatto economico che questa scelta inevitabilmente porta con sé. Impatto economico che subirà anche il Festival direttamente.  Per noi la via più facile e cinica sarebbe stata portare avanti il Festival, disinteressandoci delle possibili conseguenze. Abbiamo scelto di mettere la salute e la sicurezza dei cittadini di Perugia innanzitutto, ma anche degli speaker, del pubblico, dei volontari, delle persone che lavorano con noi e per noi davanti ai nostri stessi interessi economici.  Il quadro globale è sostanzialmente cambiato. L'Italia è indicata da tutti i media stranieri come principale diffusore del virus in Europa. Gli Stati Uniti stanno scoprendo i primi casi di coronavirus e purtroppo anche le prime vittime. Trump ha alzato il livello di rischio di viaggi verso l'Italia a 3 (dopo c'è solo il 4). L'Organizzazione Mondiale della Sanità parla di rischio sempre più alto. Dopo l'esplosione di casi italiani, raddoppiano i casi in Francia, in Germania. Compagnie aeree cancellano i voli per Milano, Università all'estero annunciano su media stranieri che hanno annullato il viaggio dei loro studenti al Festival Internazionale del Giornalismo. Eventi internazionali in tutto il mondo vengono cancellati. Dalla Svizzera al Giappone, dagli USA alla Germania. Non ultima una delle più importanti, se non la più importante Borsa del Turismo, quella di Berlino. Facebook e Google (nostri main sponsor) hanno cancellato diversi eventi a maggio in America.  Con un quadro simile non era possibile più “resistere”, eravamo chiamati a una scelta di responsabilità. E siamo certi di aver fatto la scelta giusta. Perché ci siamo fatti guidare da un principio etico sacrosanto e indiscutibile: la tranquillità, la serenità, la sicurezza delle persone, della community che ruota intorno al Festival ha priorità assoluta.  All'annuncio della chiusura di questa edizione, abbiamo ricevuto una vera e propria dichiarazione di amore globale: per il Festival, per Perugia, per il team che ogni anno non si risparmia per offrire la miglior edizione di sempre. Una cosa profondamente commovente, i commenti sono per la maggior parte pubblici sui social. Giornalisti di fama mondiale, pubblico da tutto il mondo che ci tengono ad esprimere la propria solidarietà al Festival, apprezzando la decisione (in molti la definiscono “right call”) e addirittura offrendosi di aiutarci finanziariamente considerando il contraccolpo anche economico.  Lo stesso è avvenuto in Italia: messaggi di affetto, amicizia, empatia.  Le poche critiche che abbiamo ricevuto sono arrivate da alcuni cittadini perugini. E la cosa, sebbene circoscritta a poche persone, non può che amareggiare. Anche perché per la maggior parte queste critiche si concentrano principalmente sui mancati introiti per la città. Gli incassi mancati degli esercizi commerciali, di alberghi, ristoranti, bar. Nessun interesse per la perdita culturale, nessun interesse verso la salute dei cittadini, che una manifestazione simile avrebbe potuto compromettere. Esperti in tutto il mondo in queste settimane ci stanno dicendo che il panico e la paura non devono prevalere, ma che se vogliamo affrontare in modo positivo questa crisi dobbiamo adottare come cittadini e collettività comportamenti virtuosi. Tra questi: evitare di frequentare luoghi pubblici affollati. Secondo dunque queste critiche, in nome del guadagno e del denaro, avremmo dovuto comunque portare in Italia, a Perugia, speaker, volontari, pubblico da tutto il mondo. In pratica offrendo un luogo pubblico affollato internazionale!  Queste stesse persone non faccio fatica a immaginare di cosa avrebbero potuto accusarci se malauguratamente subito dopo il festival fosse scoppiato un focolaio a Perugia. Cinici, avidi, irresponsabili. Come minimo questa sarebbe stata l'accusa.  In sintesi ecco alcune critiche che ho raccolto: davanti ad una emergenza che si sta rivelando globale, c'è chi ci ha chiesto di restituire i contributi pubblici per l'edizione 2020. Ho dovuto precisare che non possiamo farlo, semplicemente perché non abbiamo chiesto contributi alla Regione Umbria e al Comune di Perugia. Non possiamo restituirli, perché non li abbiamo ricevuti, perché non li abbiamo chiesti.  Perché non fate una edizione digitale? Non si capisce bene questo come avrebbe potuto salvare ristoranti e alberghi dai mancati incassi. In ogni caso la ragione del Festival è l'incontro dal digitale al fisico. Il suo valore sta proprio nella sua fisicità, nell'incontro di giornalisti, esperti, attivisti, cittadini da tutto il mondo. A parte il fatto che se si studia un attimo il programma 2020 (che è online, così come la brochure digitale in inglese, che era pronta per la stampa) si capisce la impraticabilità della proposta alternativa.  Alcuni in buona fede (altri decisamente no) si sono chiesti perché non spostare a giugno o a settembre. Capisco l'idea, che abbiamo valutato anche qui insieme alla Regione (in particolare con il portavoce della Presidente, Massimo Pistolesi, con cui ci siamo in pratica sentiti tutti i giorni ultimamente). Provo a spiegare perché non si può fare: il Festival è una macchina complessa e complicata, stiamo parlando di quasi 600 speaker da tutto il mondo e quasi 300 eventi. Smontare questa edizione, che è frutto di un anno di lavoro, per rimontarla in pochi mesi è impossibile. Saremmo dovuti partire da zero e mettere su una edizione in fretta e furia per settembre (ammesso che avremmo avuto disponibilità degli speaker e alberghiera etc etc). E subito dopo avere solo 6 mesi per organizzare quella di aprile 2021. Organizzativamente, logisticamente, contenutisticamente era insostenibile. Chiudo ringraziando tutti i perugini che ci hanno sostenuto in queste ore, sia pubblicamente che privatamente. Massimo Pistolesi per come ci ha seguiti, l'assessore Michele Fiorini per la bella telefonata di ieri. Il sindaco Andrea Romizi per la sua estrema gentilezza e disponibilità. Il presidente di Federalberghi, Simone Fittuccia, per la professionalità e la serietà. E un abbraccio per l'affetto che ci ha dimostrato in questi giorni lo devo a Padre Enzo Fortunato. Solo uniti, compatti potremo affrontare questo momento, uscendone più forti come città e comunità. Ci vuole però il coraggio di fare scelte difficili. Noi ci siamo fatti carico di una scelta difficile in nome della sicurezza e della protezione della collettività. Il sacrificio di oggi sarà ripagato domani. *Festival internazionale giornalismo