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Traffico illecito di rifiuti, dai pannelli scariche elettriche agli operai

Alessandro Antonini
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E' il 24 gennaio del 2018 quando due dei principali indagati nell'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti si chiamano al telefono per concordare lo smercio di una partita di panelli fotovoltaici esausti poi rivenduti come nuovi. Uno dice all'altro che gli serve un camion con 700 pannelli e che con lo stesso mezzo gli rimanderà giù tutti i pannelli e altro materiale rotto che lui ha in azienda, aggiungendo che di tutto il materiale che gli ha inviato sono usciti 1.700 pannelli “vendibili” perché “ altri hanno preso fuoco e altri hanno dato una scarica elettrica alle persone”, è riportato nelle registrazioni. A prendere la scossa gli operai di una delle ditte coinvolte, secondo i carabinieri del Noe di Perugia. E' scritto nell'informativa contenuta nel fascicolo della Direzione distrettuale antimafia dell'Umbria. Quei pannelli, poi, per decine di migliaia di tonnellate, finivano in Africa dove venivano riutilizzati come merci. Avrebbero dovuto essere smaltiti nei centri autorizzati messi sotto sequestro - tra cui spicca la Raeegest di Gualdo Tadino, al centro dei traffici - mentre venivano rivenduti. Ora c'è anche un'indagine in corso sul potenziale rischio ambientale per la gestione di altri rifiuti elettrici ed elettronici, come le batterie esauste delle auto i frigo. Sempre in base alle intercettazioni, chi indaga sospetta che gli acidi e le sostanze nocive siano stati smaltiti non correttamente, buttati negli scarichi durante la pioggia o nei terreni. Così come i gas refrigeranti, pericolosi per l'ozono, “recuperati in cielo”. Trattandosi per lo più di reati “contro l'ambiente, o almeno il reato principe sul quale ruota l'associazione criminale oggetto di indagine è quello tra i più gravi contro l'ambiente”, è scritto dai carabinieri nell'informativa” ci si potrà chiedere “quale possano essere i danni arrecati da siffatte condotte alle matrici ambientali aria, acqua e suolo oggetto di tutela Costituzionale”. Sono 93 in tutto gli indagati, in Umbria e in tutta Italia. Ma il giro è più ampio di quello delineato. “Sono emersi numerosi altri extracomunitari interessati alla compravendita di pannelli fotovoltaici Raee”, è riportato ancora nell'informativa “dediti, con alta probabilità, alla loro esportazione, nei cui confronti sono state registrate conversazioni attinenti alla volontà di reperire detto materiale”. Ad accomunare tutti questi contatti c'è la Raeegest di Gualdo Tadino.