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La sosta selvaggia del consigliere Mancini finisce sul tavolo dell'ufficio di presidenza

Alessandro Antonini
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Il caso della sosta selvaggia del consigliere regionale Valerio Mancini (Lega) finisce sul tavolo dell'ufficio di presidenza di Palazzo Cesaroni. Proprio il palazzo davanti a cui la sua Kia sportage bianca è stata parcheggiata per ore, sopra le strisce dei bus, come documentato dal servizio del Corriere dell'Umbria nell'edizione del 7 febbraio. Il consigliere Pd, Tommaso Bori, annuncia che per domani porterà il caso alla riunione di capigruppo e all'ufficio di presidenza dell'assemblea legislativa. “Stamparsi un finto permesso come Consigliere Regionale per parcheggiare ogni giorno tutto il giorno abusivamente sulla corsia riservata ai bus, va denunciato” ha detto Bori. Mancini si difende spiegando che si tratta di un cartello di riconoscimento, non di un permesso, che gli è stato “fornito dagli uffici regionali nel 2015”. Con tanto di timbro. Ma dalla segreteria generale negano la presenza di atti di assegnazione di stampe simili. In realtà questi “simil permessi” erano stati distribuiti in passato, quando c'erano due posti riservati ai consiglieri in piazza Italia. “Ma da maggio, quando ci sono le nuove strisce blu, non esistono esenzioni, disabili a parte”, spiega la comandante dei vigili Nicoletta Caponi.