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Inchiesta rifiuti, restano agli arresti gli imprenditori. Scarcerate le dipendenti

Alessandro Antonini
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Traffico internazionale illecito di rifiuti, restano agli arresti le figure di spicco, revocati i domiciliari per le due dipendenti. La maxi inchiesta che vede al centro la ditta umbra di Gualdo Tadino per lo smercio di rifiuti elettrici ed elettronici, in particolare di pannelli fotovoltaici, regge al vaglio del Riesame. Alberto Gamberini, gip del tribunale di Bologna (lì è stato spostato il filone principale del fascicolo), ha confermato le misure cautelari nei confronti di Renzo Gatti, Maurizio Cecine, Mauro Colla, Matteo Massaro e Abdelkhalak Abiach. Tornano in libertà Rosanna Biagiotti e Stefania Chiavini, che lavorano per la Raeegest di Gualdo, il centro autorizzato gestito da Gatti. Cadono le misure cautelari e interdittive per altri sei e anche per il trasportatore di Città di Castello nonché per il tipografo accusato di aver taroccato le certificazioni. Idem per altri quattro raggiunti da misure interdittive, in questo caso “per non essere stato espletato l'interrogatorio di garanzia nei termini di legge”. L'ordinanza emessa dal tribunale di Perugia, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, aveva portato a sette arresti e 14 misure tra interdizione, obbligo di firma e di dimora, in un fascicolo con 93 indagati, 12 società sotto inchiesta, 12 ditte sequestrato e 40 milioni di capitale “sigillati” su indicazione della Procura dai militari del Nucleo operativo ecologico.