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Pd umbro sotto scacco. Leonelli: parte la rottamazione

Diego Aristei
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“Una sconfitta epocale e terrificante, senza possibilità di appello e di certo non il frutto di questa segreteria”. Poco dopo le 12 di lunedì 9 giugno il numero uno del Pd umbro Giacomo Leonelli si fa strada nelle stanze di piazza della Repubblica tra facce tese e deluse. E' lo sconforto a prevalere. Il numero uno dei Democratici deve affrontare i giornalisti e parlare della più cocente sconfitta: quella di Perugia. Ci sono 9803 voti di differenza tra Andrea Romizi neo sindaco e Wladimiro Boccali. Un voto che fa male come uno sfregio, una sconfitta storica. Un'onda che ha travolto il sindaco uscente perugino e tutto il centrosinistra. Da ieri è ufficiale: in Umbria c'è una società che dal punto di vista amministrativo si sente insoddisfatta, che vuole cambiare. E il merito del centrodestra, alleato con le liste civiche e perchè no indirettamente con il Movimento 5 Stelle, è stato quello di aver capito perfettamente questo disagio.  Al di là dell'analisi del voto che il Pd farà in maniera analitica, tutti sanno che il risultato di Perugia peserà come un macigno anche nei rapporti interni al partito. Non è un caso che in mattinata ci sia stato un faccia a faccia di un'ora tra la presidente della Regione Catiuscia Marini e il sottosegretario agli Interni Giampiero Bocci. Tra i temi in discussione l'adeguatezza della classe dirigente del Pd.  Intanto Leonelli parla del voto in Umbria che ha dato anche “segnali incoraggianti come quelli arrivati a Orvieto, Terni, Foligno, Marsciano e Gualdo”. Ma all'interno dei Democratici si nota come i sindaci vincitori di queste realtà di certo non rappresentano un vero rinnovamento. E poi le secche sconfitte arrivate a Gubbio con Ennio Palazzari e peggio ancora a Spoleto con il segretario provinciale Dante Andrea Rossi. Insomma la rabbia è ancora nascosta in casa del Pd e potrebbe esplodere da un momento all'altro. Il segretario riconosce che a Perugia era forte la domanda di discontinuità e per questo la partita era di fatto persa fin dall'inizio. Leonelli nota “un vero e proprio referendum contro Boccali. Al centrosinistra mancano 13mila voti tra il primo e il secondo turno mentre Romizi conquista 14mila voti in più. L'odio e l'astio sono esplosi durante il ballottaggio”. Certo il giudizio che Leonelli dà della giunta Boccali non è dei migliori . Osserva una sorta di autoreferenzialità che ha spezzato il filo con la città. “Bisogna tornare a parlare direttamente con la gente”. La sconfitta di Perugia fa venire la febbre alta anche perchè tra un anno ci sono le Regionali: “una partita che il Pd non può assolutamente perdere”. Detto questo Leonelli anche se indirettamente lancia un messaggio alla Marini. “Non c'è un secondo tempo già previsto per tutti. Non faremo sconti e posso assicurare che lavorerò subito per la futura classe dirigente. Di certo avvieremo un percorso di discussione e in modo chiaro. Per il futuro serve una buona dose di coraggio e soprattutto - tiene a sottolineare - una sana rottamazione”. Tutti d'accordo con Leonelli? Al momento è questo il principale dilemma in casa Pd.