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Una partita Iva come agenzia matrimoniale: così la escort regolerà i suoi conti con il fisco

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La finanza aveva scoperto entrate ingiustificate per la donna senza lavoro. L'avvocato Lonero: "Serve una legge coerente e organica"

Alessandra Borghi
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Fa la escort e per mettersi in regola con il fisco le assegnano una partita Iva come “agenzia matrimoniale”. Un caso più unico che raro che si inscrive nella varietà di soluzioni, o meglio di “toppe”, che si cerca di approntare quando riemerge il problematico rapporto tra tasse e prostituzione. Rapporto assai ambiguo in Italia, almeno dalla Legge Merlin in avanti. Il caso della escort alle prese con l'Agenzia delle entrate trae origine da un'attività delle fiamme gialle che a novembre dell'anno scorso parlò di circa 500mila euro accumulati in un paio di anni da parte di una sudamericana. Secondo le fiamme gialle, la giovane risultava priva di occupazione, ma nel conto corrente finito sotto la lente venivano versate cospicue somme di denaro con regolarità anche quotidiana. Redditi sconosciuti all'erario. Da allora la donna, assistita dall'avvocato Angelo Lonero, ha cercato di regolarizzare la sua posizione a livello fiscale in stretto rapporto con l'Agenzia da cui, ancora, non è arrivata alcuna contestazione formale. Si è ricostruito l'ammontare di reddito non dichiarato che, dopo le opportune verifiche dei movimenti sul conto bancario, è risultato pari a “meno della metà di quello in origine prospettato”. L'ultimo atto è stata l'assegnazione d'ufficio della partita Iva come “agenzia matrimoniale”. Servizio integrale nel Corriere dell'Umbria del 6 marzo 2014