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Braccio di ferro tra Fiom e Società delle Fucine

Cresce la preoccupazione del sindacato: "Basta far pagare la crisi ai soli lavoratori"

Federico Sciurpa
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La Fiom-Cgil di Terni è preoccupata in merito alle strutturali difficoltà produttive della Società delle Fucine, compreso colaggio sottovuoto: "Aggravate da una gestione non condivisibile che la direzione aziendale sta attuando in queste settimane decisive per il sito siderurgico ternano. Come è noto l'azienda e le OO.SS. si trovano da tempo a gestire una situazione di difficoltà per lo scarso quantitativo di ordini attraverso strumenti, come Cigo e Contratto di Solidarietà, che ad oggi dovrebbero essere rinnovati e che hanno visto, in questi anni, ridurre significativamente il salario dei lavoratori". La Fiom-Cgil di Terni ritiene "inaccettabile, senza un quadro definito in merito ai volumi e alle prospettive di mercato, assistere giornalmente ad azioni unilaterali aziendali di modifica organici e organizzazione del lavoro in funzione di una politica di risparmio costi che ricade sempre e soltanto sulle spalle dei lavoratori. Tutto questo avviene senza tenere conto della drammatica situazione sociale - si legge in una nota dei sindacati- che si presenta da ormai tre anni, nella quale hanno pagato e continuano a pagare i soliti noti mentre si mantengono sprechi, privilegi e benefit per un numero spropositato di quadri e dirigenti". I sindacati considerano "tale situazione ulteriormente aggravata da atteggiamenti discriminanti, ricattatori e irrispettosi delle normali relazioni sindacali, delle rappresentanze sindacali e dei lavoratori che hanno con responsabilità e serietà ampiamente dimostrato, più di altri, l'attaccamento al lavoro e alle fucine". La Fiom-Cgil ritiene indispensabile che si esca allo scoperto e se le produzioni di Società delle Fucine sono ancora strategiche "si dica come si intende uscire da una gestione commerciale e produttiva a dir poco drammatica che ha aggravato il contesto già complicato e difficile. In questi giorni dove la città si interroga su probabili incomprensioni future linguistiche con i Tedeschi, dovremmo invece tutti preoccuparci, in questo momento, di chi parla poco e male l'italiano".