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Sentenza Meredith, bufera sul presidente Nencini

Il presidente della Corte: "Omicidio maturato da coincidenze". I legali di Sollecito: "Ha violato il segreto, valuteremo iniziative da intraprendere"

Roberto Minelli
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E' polemica intorno alla sentenza di condanna per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, puniti rispettivamente con 28 e 25 anni per l'omicidio a Perugia della studentessa inglese Meredith Kercher. Polemica nata da un'intervista al Corriere della Sera del presidente della Corte di Firenze Alessandro Nencini, nella quale Nencini ha affermato come l'omicidio sia maturato a causa di coincidente, dalle quali "abbiamo sviluppato un ragionamento. Sono consapevole - ha detto il presidente - che sarà la parte più discutibile della sentenza". Qualche critica anche alla strategia difensiva di Sollecito: "Non si è fatto mai interrogare, limitandosi a dichiarazioni spontanee - ha sottolineato - è un diritto dell'imputato, ma che ha privato il processo di una voce". Veementi le reazioni dei legali di Raffaele Sollecito, Giulia Bongiorno e Luca Maori: "I magistrati hanno il potere di giudicare - hanno precisato - non quello di intromettersi nelle scelte della difesa e di commentarle pubblicamente. Valuteremo le iniziative da intraprendere". "Condanna in appello è frutto di un pregiudizio dei giudici nei confronti degli imputati e in particolare di Sollecito", ha aggiunto l'avvocato Maori. Nessun commento dai legali di Amanda Knox.