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Nel terziario le tasse bloccano gli investimenti a due imprenditori su tre

Il Pil pro capite del Cuore verde, con 23.316 euro, si è attestato sotto la media delle regioni del Centro Italia

Sabrina Busiri Vici
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“Una classe politica inadeguata” è la causa principale della crisi economica per quasi il 60% degli imprenditori umbri. Nel territorio regna da tempo una profonda sfiducia nella classe politica e nell'anno appena chiuso il sentimento è cresciuto e diventato paralizzante. La fotografia del terziario La riflessione è fatta in base ai dati raccolti in un'indagine condotta da Confcommercio su 150 imprese che operano nel settore del commercio e turismo della provincia di Perugia. Una fotografia “scura” in cui si scorge un 2013 orribile con il 64% delle aziende che registrano un calo del fatturato e solo l'8% che invece lo incrementano grazie però a strategie aziendali e mercati di nicchia come la cosmesi e la tecnologia. Solo un imprenditore su tre ha fatto investimenti e il 18% di chi li ha fatti ha puntato su immobili e impianti fissi; mentre il 5% in macchinari e attrezzature, il 4% in tecnologie informatiche, un altro 4% in ampliamenti o nuovi rami di attività e un 2% in formazione o marketing. E cosa blocca i nostri imprenditori nel fare politiche di investimento? L'imperversare delle tasse, tariffe e tributi che falcidiano il reddito d'impresa. A rispondere così è ben il 99% degli intervistati. Da qui l'unanime richiesta a chi governa di una riduzione del livello della pressione fiscale. L'Umbria e il Centro Italia A rendere ancora più allarmante la questione è la comparazione tra la situazione dell'Umbria e quella del resto d'Italia e in particolare del Centro. Secondo il rapporto Istat, pubblicato nel novembre scorso sui dati del 2012, il Pil pro capite del Cuore verde, con 23.316 euro, si è attestato sotto la media delle regioni del Centro Italia e ben lontana dalle regioni limitrofe: il Lazio (29mila euro), Toscana (28mila euro) e Marche (25 mila e 500 euro).