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Pestata dal fidanzato, lui era stato dichiarato "socialmente pericoloso"

Alessandro Antonini
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Era catalogato come “socialmente pericoloso” solo due anni fa. Condannato per lesioni gravi. Ma lo scorso 5 dicembre era già a piede libero. Non in carcere né in un istituto, solo i domiciliare per meno di due anni. Eppure 24 mesi prima era stato definito “affetto da un grave disturbo border line della personalità”. “Rispetto alla pericolosità sociale, non può ritenersi ancora esclusa” e poteva essere attenuata solo con apposite cure. Lo dice la perizia psichiatrica, firmata dal professor Franco Simonucci il 20 agosto 2017, allegata alla sentenza a carico del presunto aggressore di Caterina Degli Esposti, la ragazza pestata e presa a morsi che poi ha deciso di denunciare tutto postando anche le foto del suo corpo massacrato su Facebook. L'uomo, 30 anni, attuale fidanzato della 22enne bastiola, è stato già condannato per lesioni gravissime ai danni di un 28enne picchiato a sangue, a cui ha anche staccato l'orecchio a morsi, tentando di colpirlo con una bottiglia. Era il novembre 2016. Un'aggressione immotivata, durante una partita di ping pong: evento in una prima fase identificato come tentato omicidio, derubricato solo in seguito in lesioni, fa sapere l'avvocato Luca Maori, legale della prima vittima. "Questa vicenda è la dimostrazione evidente”, spiega Maori, “che lo Stato non difende le sue vittime. Dopo l'aggressione al 28enne di Bastia che in una fase iniziale,! era stata considerata tentato omicidio, c'è stata la perizia in cui il soggetto viene ritenuto socialmente pericoloso. Ebbene non sono stati presi provvedimenti fino alla condanna, che è poi culminata coi domiciliari. Dopo quel fatto così grave, consumato per futili motivi, una partita a ping pong, l'aggressore non è passato per un istituto di detenzione o recupero. La stessa cosa sta accadendo ora. La domanda è: le vittime chi le tutela?". Per Nadia Trappolini, che due anni fa ha difeso l'imputato (“ma non ho ricevuto l'incarico per questo caso”) spiega che la condanna a due anni è stata ridotta dopo l'appello. Ed è stata scontata “tutta ai domiciliari. In quel periodo aveva degli accessi programmati per recarsi al centro di salute mentale”. Stando ai fatti del 5 dicembre, la terapia, condotta con queste modalità, non è servita. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Bastia Umbra sotto il comando di Marco Vetrulli.