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Spariti i soldi degli abbonamenti, bigliettai infedeli licenziati e sotto indagine

Alessandro Antonini
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Sono stati licenziati, su di loro pende un'indagine della Procura di Perugia e dal 20 dicembre dovranno presentarsi davanti al giudice del lavoro proprio per impugnare la rescissione unilaterale del contratto dell'azienda. I due dipendenti di Busitalia accusati di aver fatto sparire poco meno di ottanta mila euro non solo possono più lavorare, ma devono anche affrontare l'indagine penale. All'inizio dell'anno infatti la società ha depositato la denuncia in Procura. L'atto è stato allegato anche alla pratica che riguarda l'impugnazione del licenziamento. Per uno dei dipendenti l'udienza dal giudice del lavoro è prevista cinque giorni prima di Natale, per l'altro il 10 gennaio. Busitalia ha avviato la procedura di licenziamento dei due addetti alla biglietteria dopo l'ammanco di circa 100 mila euro dalle casse di Piazza Partigiani. Sono spariti, secondo l'azienda, i soldi versati per gli abbonamenti annuali, per lo più scolastici. Secondo le contestazioni la responsabilità è in capo ai lavoratori, subito sospesi dal servizio. Il buco si sarebbe creato in più mesi. I difensori dei due, Michele Nannarore, Elisabetta Cencetti e Emilio Bagianti, hanno impugnato la risoluzione unilaterale del contratto, comunicata all'inizio di maggio, chiedendo l'istituzione della commissione disciplinare. La società del Gruppo Fs ha fatto sapere attraverso il suo ufficio stampa di aver presentato denuncia penale lamentando l'appropriazione indebita. Busitalia, che ha ereditato l'esercizio di autobus, treni e servizio di trasporto al lago Trasimeno da Umbria mobilità, a Piazza Partigiani ha negli abbonamenti abbonamenti annuali, soprattutto per gli studenti degli istituti scolastici del capoluogo, la sua maggiore voce di entrata. Che i conti non tornavano è emerso dal confronto tra il numero e l'entità degli abbonamenti effettuati nell'ultimo periodo e i flussi di denaro registrati in cassa. Dopo i primi accertamenti la società, controllata al 100% dal Gruppo Fs, ha deciso per la sospensione del servizio sia dei due diretti responsabili - in base alla versione dell'azienda - dell'ammanco, sia di chi avrebbe dovuto controllare. Cioè il vertice interno del servizio. Ora si attende l'esito del fascicolo che la magistratura ha aperto a seguito dell'esposto presentato. “L'onere della prova ricade sull'azienda”. E' quanto sostengono gli avvocati difensori dei due bigliettai infedeli di Busitalia. I legali contestano “integralmente” l'atto di destituzione dal servizio, a loro dire gli assistiti non hanno commesso i fatti che gli vengono contestati. Il cuore della difesa è che se nessuno ha controllato in questi anni, non ci sono elementi per dire che la serie di ammanchi è stata causata dai due addetti ai biglietti. “In particolare il passaggio del denaro dalla biglietteria alle casse dell'azienda non è in capo ai due nostri assistiti che hanno subito, a nostro modo di vedere ingiustamente, il licenziamento dell'azienda. Per questo abbiamo deciso di impugnare. Abbiamo anche dei testimoni che suffragano la nostra tesi”, spiega Bagianti.