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Mamma del calciatore espulso picchia l'arbitro, la società chiede scusa

Tommaso Ricci
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Una condanna immediata, netta, senza se e senza ma. E il tentativo di porre rimedio a una situazione che negli ultimi tempi sta sfuggendo di mano ovunque, soprattutto quando si parla di violenza sui campi di calcio giovanile. E' la presa di posizione della Trasimeno, club di Castiglione del Lago, che giovedì sera si è vista recapitare una maximulta di 1300 euro per aggressione all'arbitro da parte di una madre di un calciatore espulso durante una gara del campionato provinciale Under 15 (Trasimeno-Real Virtus, giocata domenica scorsa in riva al lago e terminata col punteggio di 0-2). Ma andiamo con ordine. Tutto nasce dal secondo cartellino giallo e il conseguente rosso sventolato a un giocatore di casa, Salvatore Napolitano. A fine gara “al rientro negli spogliatoi - si legge nella sentenza del giudice sportivo Marco Brusco - (Napolitano, ndr) si avvicinava all'arbitro e lo spintonava in maniera gravemente irriguardosa facendolo indietreggiare di circa un metro, venendo immediatamente fermato dai compagni di squadra”. Per questo, il ragazzo è stato squalificato per 11 giornate. Ma il fatto più increscioso è successo dopo ed è il motivo della multa salatissima arrivata alla società della Trasimeno. Il motivo? “Perché al termine della gara - si legge ancora nella sentenza -, sfruttando un cancello lasciato colpevolmente aperto, soggetto riconducibile a detta società (verosimilmente la madre di un giovane calciatore precedentemente espulso) entrava in campo ed aggrediva fisicamente il direttore di gara. In particolare, la signora, avvicinatasi con tono minaccioso all'arbitro, lo colpiva sul collo per circa dieci volte, altresì strattonandolo e colpendolo sul petto, procurando all'arbitro dolore ed arrossamento”. Un cartellino rosso che non deve essere andato già, quindi, alla madre del ragazzo che ha letteralmente perso le staffe. “Si tratta di un fatto increscioso che condanniamo e per cui, come società, chiediamo ufficialmente scusa all'arbitro e a tutte le persone che hanno assistito alla scena - fanno sapere dalla Trasimeno -. Scuse che, peraltro, sono state portate già a fine gara sia al direttore di gara che ai tifosi della Real Virtus. Stiamo ancora valutando se presentare o meno ricorso, da momento che pensiamo che certi comportamenti debbano essere sanzionati con fermezza e usando il pugno duro come in effetti è stato. Abbiamo commesso una imperdonabile negligenza dimenticando aperto quel cancello da cui è entrata la signora, d'ora in poi sarà chiuso per chiunque voglia passare di lì. Saremmo per estendere il Daspo ai genitori come successo a Trigoria, ma finiremmo per punire sopratutto chi al campo viene solo per tifare, ossia la stragrande maggioranza dei genitori dei nostri ragazzi che si comportano in maniera esemplare”. Tommaso Ricci