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Punti nascita "fuorilegge", ecco quelli a rischio chiusura

Alessandro Antonini
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Punti nascita, ecco quelli fuori dai parametri ministeriali “In Umbria, le strutture sanitarie che effettuano parti sono 8. Il 37,5% rispetta il valore di riferimento fissato a 1000 parti mentre il 50% non rispetta il valore minimo di 500 parti l'anno”: è la sintesi del rapporto effettuato dal portale che si occupa di strutture sanitarie in Italia, “doveecomemicuro.it”. I dati sono tratti dai monitoraggi del Programma nazionale esiti (Pne) di Agenas, l'Agenzia nazionale per servizi sanitari. Nel cuore verde nelle prime posizioni per volume di parti si confermano l'azienda ospedaliera di Perugia (con 1.906 parti effettuati nel 2017), l'ozienda ospedaliera Santa Maria di Terni (1.257 parti) e l'ospedale San Giovanni Battista di Foligno (1.047 parti). Segue, al quarto posto, l'ospedale di Città di Castello (634 parti). Dei quattro punti nascita “fuori legge” solo uno è a rischio chiusura. Gli uffici della direzione salute di Palazzo Donini hanno posto il quesito sull'ospedale Usl 1 di Pantalla, che nel 2018 ha ottenuto un anno di proroga. Non supera i 500 parti e non avrebbe le caratteristiche, stando alle leggi ministeriali, per restare aperto. Nei giorni scorsi il Comune di Assisi ha perso la battaglia davanti al Tar per la soppressione del reparto di ginecologia. Sotto i cinquecento parti l'anno anche Orvieto e Branca, ma qui subentra la collocazione geografica. Il dicastero alla salute ha già messo nero su bianco che non saranno cancellati. Non così Pantalla.“Per garantire una maggiore sicurezza, questi centri andrebbero accorpati in ambulatori. Un discorso a parte va fatto per gli ospedali situati nelle valli o in montagna, località difficili da raggiungere, in cui dei punti nascita devono esserci anche se i loro volumi di attività non sono in linea con gli standard”, spiega Grace Rabacchi, direttore sanitario dell'ospedale Sant'Anna, azienda ospedaliera universitaria Città della salute e della scienza di Torino, presidio che si riconferma primo in Italia per numero di nati. Sempre uno stralcio del report “doveecomemicuro” si concentra sugli standard quantitativi e qualitativi dell'assistenza ospedaliera.Il ministero fissa i valori massimi relativi ai tagli cesarei primari al 25% (per gli ospedali che eseguono più di 1000 parti annui) e al 15% (per gli ospedali che effettuano meno di 1000 parti annui). A rispettare le soglie ministeriali sono l'ospedale di Perugia (con il 12,59% di cesarei), l'azienda ospedaliera di Terni (con il 21,16%) e l'ospedale San Giovanni Battista di Foligno con il 22,02%. Intanto la Usl Umbria 1 ha pianificato, da venerdì 13 dicembre per tre settimane, la periodica attività di riqualificazione ambientale delle sale operatorie degli ospedali di Città di Castello, Umbertide, Gubbio-Gualdo Tadino, Media Valle del Tevere, Assisi e Castiglione del Lago. “Durante tale periodo ci sarà una riduzione dell'attività chirurgica programmata, mantenendo però inalterata l'alta priorità e l' urgenza”, è scritto in una nota.