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Vanno in Congo per adottare due bimbi ma restano bloccati e senza figli

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Tra le ventisei coppie italiane coinvolte ce n'è anche una perugina. Del caso informata il ministro Kyenge

Alessandra Borghi
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Hanno pagato 35mila euro. Sono andati in Congo per prendersi in carico due bambini, come promesso e assicurato dall'agenzia fiorentina che ha fatto da tramite. Ma il governo congolese ha stoppato le adozioni, da fine settembre. Adesso sono laggiù, gli hanno revocato i passaporti, i soldi sborsati sono andati persi. Truffati e “prigionieri” in terra straniera, oltreché distrutti dalla mancata adozione. Tra ventisei coppie italiane che si trovano in Congo in questa situazione ce n'è anche una perugina. All'inizio di novembre il ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge si era recata a Kinshasa proprio per risolvere questo problema. Ma le agenzie che si occupano delle adozioni internazionali hanno continuato comunque ad intascare soldi e a inviare le coppie nei paesi dove c'era lo stop. I familiari sono pronti alla battaglia legale fino ad arrivare alla Farnesina. L'ufficio di Kyenge “si mantiene in contatto stretto – è scritto in un comunicato - con la Farnesina per esplorare ogni possibile azione che possa spingere il governo di Kinshasa a dare seguito alle assicurazioni fornite alla ministra, ponendo così fine alla estenuante attesa delle famiglie e dando finalmente soddisfazione al loro desiderio di poter dare il calore di una famiglia a bambini che non hanno avuto la fortuna di averne una propria”.