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Grandi rifiuta l'assessorato: "Troppi impegni, no doloroso"

Alessandro Antonini
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Un no “doloroso”, dettato dal “senso di responsabilità”. Troppi gli impegni da onorare, così il giornalista Matteo Grandi ha detto no all'assessorato  allo sviluppo economico del Comune di Perugia che il sindaco Andrea Romizi gli ha offerto dopo l'uscita di Michele Fioroni, entrato nell'esecutivo regionale di Donatella Tesei. “Le ultime 72 ore”, afferma Grandi che non poteva non spiegare il “gran rifiuto” anche su Fb, “le ho vissute confrontandomi con una delle scelte più difficili della mia vita. La proposta di una chiamata in giunta, l'idea di entrare con un ruolo attivo e concreto nella vita amministrativa della mia città, la suggestione dell'assessorato sono state al tempo stesso motivo di enorme orgoglio ma anche di riflessioni tormentate. Chi mi conosce sa quanto amo Perugia, quanto mi sono speso con le parole e con i fatti (ultimo in ordine cronologico aver voluto fortemente a Perugia la Festa della Rete) per la mia città. Ma chi mi conosce sa anche che oggi la mia vita professionale mi porta spesso lontano dal capoluogo, che vivo le mie giornate in apnea, che gli impegni si accavallano al punto che a volte mi risulta difficile anche trovare tempo per un appuntamento se non lo pianifico con largo anticipo. Tutti aspetti che con il ruolo di assessore rischiavano di conciliarsi male”. Grandi ammette di aver vacillato: “Certo, le idee, le relazioni fuori dal territorio, la voglia di fare bene, le mie visioni, giuste o sbagliate che fossero, avrei potuto coltivarle anche senza vivere h24 in un ufficio comunale, avrebbero potuto essere il valore aggiunto con il quale compensare le carenze di tempo. Ma alla fine sull'ago della bilancia ha pesato il senso di responsabilità. Alla fine la scelta di restare fuori dal “palazzo” nasce soprattutto per rispetto nei confronti dei miei concittadini. Nelle attuali condizioni non ero sicuro di poter essere all'altezza del ruolo e degli oneri che il ruolo comporta e accettare un incarico al quale non avrei potuto dedicarmi come avrei voluto, sarebbe stato un tradimento nei confronti della mia città”. Ormai la scelta è fatta, “il dado è tratto”, chiosa il giornalista, “resterò una voce indipendente fuori dalla cosa pubblica. Ma non lontana dalla politica. Come diceva Oriana Fallaci - mi perdonino gli dei del giornalismo per l'ardito paragone - ci sono tanti modi per fare politica, e scrivere è uno di quelli, forse quello che oggi mi si addice di più. In futuro chissà”. Chiude “con un ringraziamento enorme al sindaco Andrea Romizi. Il mio non è stato un ‘no a Romizi'. La mia è stata la scelta difficile e dolorosa di chi, da civico, nel progetto Romizi ha sempre creduto”. Ora il giovinsindaco si ritrova con un “ripiego” da trovare. L'idea è assegnare la casella lasciata scoperta da Fioroni a una figura civica. Tecnica. Fuori dalle dinamiche dei partiti. Anche perché se accontentasse la Lega con il terzo assessore, dopo Gianluca Tuteri e Luca Merli, farebbe un torto a Forza Italia che è rimasta senza rappresentanti, proprio come nel primo mandato, se si esclude la parentesi di sei mesi finali di Massimo Perari, sostituto di Emanuele Prisco dopo l'approdo in parlamento del meloniano come deputato. Il nome su cui pende il borsino del totoassessori, ad oggi, è quello di Gabriele Giottoli, manager Fastweb. Già nel marzo scorso, nel convegno preelettorale al Mater Gratiae, era intervenuto con piglio da assessore rilanciando alcuni progetti per la Perugia futura: la cittadella della scienza, le nuove frontiere della Perugia digitale, l'idea di un crowdfunding cittadino finalizzato allo sviluppo economico delle frazioni, un marchio di tutela dei prodotti made in Perugia. Per dirne alcuni. Il problema è che anche il nome di Giottoli è associato a Progetto Perugia, la lista dei fratelli Calabrese che ha rappresentato un argine proprio nei confronti del Carroccio, facendo nominare in giunta due nomi di peso come Otello Numerini e Edi Cicchi. Non è escluso che Romizi possa tirare fuori un nome dal cilindro. Come quello di Eugenio Guarducci, patron di Eurochocolate, che l'assessore già l'ha fatto ad Assisi con Stefania Proietti, per poi dimettersi a seguito di non pochi confronti interni.