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Ciccio Grazianiricorda la tragediadella morte di Renato Curi

Una settimana fa la scomparsa di un ragazzino di 14 anni in un campionato giovanile in Toscana: "Anch'io persi un amico nel 1977"

Andrea Niccolini
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Ciccio Graziani ricorda Renato Curi. Con affetto, ma anche con forza, quella che viene dal pensiero che ancora non sia stato fatto tutto sul campo della prevenzione e che chi ha delle responsabilità (nel suo caso quella della visibilità) deve fare per quanto può qualcosa. Intervistato da Francesca Muzzi del Corriere di Arezzo (nell'edizione in edicola sabato 30 novembre), Graziani commenta il ritorno in campo delle squadre giovanili a pochi giorni dalla morte di un calciatore di 14 anni, Matteo Roghi, morto sul campo di Abbadia San Salvatore.  Il campione del Mondo dice rivolto ai ragazzi "Giocate e non abbiate paura. Non vi fermate. So che è dura ricominciare e ripartire dopo un fatto del genere". Ed ecco il ricordo dello sfortunato centrocampista del Grifo, morto a ventiquattro anni: "Anch'io ho perso un amico, avversario sul campo. Si chiamava Renato Curi, giocava con il Perugia e morì il 30 ottobre 1977 durante una partita contro la Juve. Mi ricordo che noi giocatori - tutti - passammo una settimana terribile. Eravamo tristi e anche preoccupati oltre che impauriti. Una tragedia che purtroppo abbiamo rivissuto due anni fa quando abbiamo visto la morte in diretta di Piermario Morosini. Sono episodi che lasciano senza fiato, ti sconvolgono. Ma non possono sopraffarti". La giornalista suggerisce come tanti dirigenti di società calcistiche parlino di ragazzi ancora sotto choc. "E' naturale - risponde Graziani - Però bisogna guardare avanti. Il miglior modo per onorare Matteo e la sua passione, è quello di scendere in campo e di ricordarlo come ognuno di noi sa fare meglio: giocando a pallone". Dopo la morte di Matteo Roghi si è tornati a parlare del problema dei defibrillatori. Dal 2015 diventeranno obbligatori in tutti gli stadi e su ogni impianto sportivo, ma finora le società che se ne sono dotate sono davvero poche. I numeri dicono che su 275 installati solo una trentina si trova nelle strutture sportive. E Graziani che pensa? "Penso che il defibrillatore sia indispensabile e obbligatorio sia negli stadi che in ogni impianto sportivo. E' anche vero che a volte non serve, a volte nemmeno la visita sportiva rivela se ci sono anomalie nel cuore o nel battito. Ma la prevenzione è essenziale. Ed essenziale è anche saperlo usare, anche se oggi ci sono defibrillatori che fanno quasi tutto da soli". Sulle cause della morte di Matteo, per il momento si ipotizza un'alterazione elettrica al cuore, forse scatenata dall'emozione (aveva appena segnato). "Di sport e soprattutto di gol non si muore. Ancora non sappiamo la causa precisa, ma ai ragazzi che tornano in campo oggi, dico: divertitevi. Per fortuna episodi come quelli di Matteo o di Renato Curi sono rarissimi. Basti pensare a quanti ragazzi, domenica scorsa, alla stessa ora di Matteo hanno esultato per un gol.  Forza, ragazzi - conclude - Io lo so: è dura, ma so anche che Matteo era uno come me, come tanti di voi che mangiamo pane e pallone tutti i giorni. E  vogliamo restare a digiuno? No, e allora, dai: passa la palla".