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Moschea, l'imam e gli ex sindaci: "Nessun illecito"

Francesca Marruco
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Il coro delle difese è pressoché unanime. Sia i politici che i dirigenti comunali, nonché gli esponenti dell'associazione culturale islamica hanno agito nel rispetto delle leggi. Nessun abuso d'ufficio e nessuna turbativa d'asta per l'aggiudicazione del terreno su cui è stata edificata la moschea di Umbertide. “Siamo molto sereni - dice l'imam Chafiq El Oqayly - consapevoli di aver cercato il bene della nostra comunità e della città dove ci sentiamo inseriti ed apprezzati. Come associazione culturale islamica abbiamo sempre agito nel rispetto delle leggi. Speriamo che questa vicenda possa concludersi quanto prima. Siamo convinti che la magistratura, cui rinnoviamo la nostra piena e totale fiducia, saprà accertare l'accaduto”. L'imam, è finito nell'inchiesta insieme agli altri suoi connazionali rappresentati del consiglio direttivo dell'associazione e sono difesi dall'avvocato Stefano Rosi. Il penalista, Giancarlo Viti, che, assieme ai colleghi del suo studio -Sandro Picchiarelli e Giovanni Zurino - difende i due ex sindaci coinvolti, Marco Locchi e Giampiero Giulietti, e agli altri politici coinvolti ha parlato di “accusa rfancamente senza fondamento”. "Le problematiche di carattere tecnico giuridico - ha aggiunto il legale - saranno affrontate con il pm ma posso con assoluta tranquillità, affermare che gli amministratori che ho il privilegio di assistere hanno agito nell'esclusivo interesse del Comune di Umbertide, e dei suoi cittadini vendendo all'associazione culturale islamica quel terreno ad un prezzo ben superiore al suo effettivo valore".