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Muore per un osso di coniglio in gola: tre medici a processo

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Federico Sciurpa
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Morire per un osso di coniglio. Dopo una lenta agonia. Con quel “corpo estraneo” che forse è stato sottovalutato, visto che non sarebbero stati eseguiti accertamenti idonei per arrivare alla sua rimozione. Fino all'insorgere della patologia risultata letale. Con tanto di perforazione dell'esofago. E' quanto accaduto ad un paziente nel lontano mese di ottobre del 2014. Che una volta avvertito quel forte “fastidio” alla gola si era presentato al pronto soccorso dell'ospedale, per poi essere dimesso appena quaranta minuti dopo la visita, con diagnosi di “senso di oppressione alla giugulare”. E nulla più. Un decesso che ha dato vita ad un lungo iter giudiziario e che ieri mattina ha segnato la celebrazione della prima udienza del processo di primo grado. Sul banco degli imputati, con l'accusa di omicidio colposo, siedono tre medici, ritenuti “colpevoli di una serie di errori risultati fatali”. Professionisti che “non avrebbero disposto una diagnosi tempestiva”. In particolare, un medico “nel decidere per le dimissioni del paziente - si legge nelle carte - avrebbe omesso l'effettuazione di ulteriori accertamenti”. Il secondo professionista “non avrebbe invece provveduto a sottoporre l'uomo a una radiografia”, mentre il terzo dottore coinvolto “non avrebbe richiesto l'intervento di uno specialista gastroenterologo o di un chirurgo per effettuate una endoscopia esofagea”. I tre imputati, per cui il processo è stato subito rinviato a causa di un difetto di notifica, sono difesi dagli avvocati Filippo Teglia, Diego Lacchi e Paolo Momaroni.