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Esondazioni e frane, rischio al 100% nonostante 71 milioni spesi

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Alessandro Antonini
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Anche per il 2019 i 92 Comuni umbri sono tutti classificati a rischio idrogeologico. La conferma arriva dalla Regione Umbria. Il pericolo di frane ed esondazioni non è stato mitigato, nonostante i 71,3 milioni già spesi dalla Regione (poi ci sono quelli dei Comuni) dal 2010 ad oggi, per finanziare 114 progetti: 14 per le frane e 100 per il rischio idraulico. A cui si aggiungono altri 143 milioni (di cui tuttavia solo 11 ad oggi dotati di copertura economica) previsti per 60 opere inserite nel Rendis (Repetorio nazionale difesa del suolo) alla voce Umbria, solo per provare ad arginare le frane. Pochi spiccioli di fronte alla mole di opere che servirebbe per ridurre i pericoli. Sta di fatto che quanto costruito fino ad ora non ha inciso in modo sensibile. Gli ultimi dati sul fronte frane parlano di 8,1 chilometri quadrati a rischio molto elevato, più 484,8 km quadrati a pericolosità elevata di frana. Il rischio idraulico elevato è distribuito su 231,8 km quadrati. Secondo L'Ispra (dati 2018) sono 7.234 le famiglie a rischio, 6.671 gli edifici, 1.104 le imprese (per 2.977 addetti) e 263 i beni culturali. E' l'ottavo anno consecutivo che l'Umbria viene classificata con il 100% dei Comuni a rischio. Nel 1999 era all'82%, poi è iniziata l'escalation l'ha portata nel 2012 al traguardo del 100%. Che lo scorso anno ha condiviso con altre sette regioni. “I 71 milioni si riferiscono agli interventi del terzo accordo di programma e comprendono sia al rischio idraulico che alle frane” conferma Pierluigi Tamburi, responsabile degli uffici dedicati della Regione, “e dei 143,43 milioni che si riferiscono al più recente quarto accordo, riferiti in questo caso solo alle frane, hanno trovato finanziamento solo 11.230.709,88 euro”. Il presidente dell'ordine regionale dei geologi, Filippo Guidobaldi, spiega come la percentuale di rischio al top sia figlia “della morfologia del territorio, siamo in una regione fatta di colline, e proprio per questo servirebbe investire molto di più per la prevenzione. Un euro speso in questo campo equivale a 10 risparmiati. Abbiamo proposto alla Regione di favorire la riconversione delle tante aziende in crisi che si occupano di edilizia ad interventi di mitigazione del pericolo frane e problemi idraulici. Le ultime perturbazioni hanno toccato soprattutto Nord e Sud. Siamo stati fortunati”. Altrimenti l'Umbria con 600 millimetri di pioggia caduti in soli due giorni come in Liguria starebbe ancora a contare i danni. Con buona pace del piano contro il rischio idrogeologico, dei soldi spesi e di quelli che ancora mancano all'appello. Soldi che non ci sono anche per i ponti, viadotti e gallerie: servono 38,7 milioni