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Umbria Olii, la Cgil attacca: "Sentenza sconcertante"

Il segretario Bravi: "Non si può scaricare la responsabilità di Del Papa sulle vittime. Speriamo che la Cassazione ripristini la verità"

Roberto Minelli
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Sulla parziale riforma della sentenza di primo grado del processo Umbria Olii da parte della Corte d'Appello di Perugia, che ha rideterminato e abbassato la pena a carico di Giorgio Del Papa (di cui peraltro viene confermata la colpevolezza) e sul riconoscimento di un concorso di colpa a carico di chi non c'è più, come Maurizio Manili (titolare dell'impresa che stava eseguendo in quel tragico giorno i lavori di manutenzione, deceduto insieme ad altri tre lavoratori dipendenti della sua impresa), è intervenuto Mario Bravi, segretario della Cgil dell'Umbria. "La sentenza lascia sconcertati - ha sottolineato -. Manili e i suoi tre dipendenti erano convinti di avere a che fare con olii vegetali ed ignoravano che il silos 93 contenesse esano, una miscela esplosiva che ha causato la tragedia e la perdita di 4 vite. L'esplosione era un evento chiaramente imprevedibile per le 4 vittime e constatare, a 7 anni di distanza, che la Corte di Appello di Perugia individua invece un concorso di colpa (seppur parziale) lascia letteralmente esterrefatti. Come Cgil consideriamo la logica del tutti colpevoli, nessun colpevole devastante, soprattutto quando si tratta di difendere la sicurezza nei luoghi di lavoro. Auspichiamo che nel successivo livello di giudizio (Corte di Cassazione), si possa ripristinare la verità che era stata ampiamente dimostrata dal Giudice di primo grado e supportata da uno studio tecnico chiaro e approfondito. Va respinto nettamente il tentativo di Del Papa e dei suoi legali di scaricare le responsabilità sulle vittime di quella tragedia".