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Presa banda di albanesi, ha speronato pure una volante

L'auto della polizia dopo l'incidente

Francesca Marruco
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A Perugia avevano seminato il panico quando, l'11 dicembre dello scorso anno avevano forzato il posto di blocco della squadra volante a San Martino in Campo, sperondando una pattuglia in servizio e poi erano scappati nei campi. Nonostante i colpi a salve esplosi dalla polizia, avevano abbandonato un'Audi A4 nera che era risultata rubata ed erano fuggiti. Adesso, la banda di albanesi che si vantava di riuscire ad incassare anche un milione di euro in una “stagione” grazie ai colpi messi a segno soprattutto nel centro- nord Italia, sono finiti in manette, arrestati dai poliziotti del commissariato Aurelio di Roma, in esecuzione di un'ordinanza di misura cautelare emessa dal gip di Spoleoto. Il gruppo criminale, che si spostava in lungo e in largo per mezza Italia con auto rubate, principalmente Audi, ha messo a segno un colpo anche a Foligno. E anzi, furono proprio alcuni abitanti della zona a riconoscerne alcuni e dare un aiuto sensibile alla indagini. Si tratta di un`associazione a delinquere composta da persone, tutte originarie dell`Albania, che entrava in azione esclusivamente durante le ore serali e notturne e che da Roma si spostava nel centro nord per compiere numerosi furti e rapine. I reati venivano commessi anche quando le persone erano in casa e in diverse occasioni, oltre a denaro e oggetti preziosi, i ladri sono riusciti a sottrarre anche le chiavi delle autovetture delle vittime che utilizzavano per i loro spostamenti e per commettere i successivi furti. Decine i colpi messi a segno dalla banda nelle province di Frosinone, Ravenna, Perugia, Bologna, Modena e Reggio Emilia, inoltre, le indagini hanno messo in luce collegamenti con diverse “batterie” che operavano in altre città d`Italia tra cui Milano, Venezia, Vicenza ed Ascoli. L`indagine è iniziata circa un anno fa quando i poliziotti sorpresero alcuni degli odierni arrestati mentre operavano "un cambio macchina" dopo aver commesso un furto nel Lazio. In quella circostanza gli indagati riuscirono a fuggire. Le indagini successive, portate avanti con intercettazioni e appostamenti su tutto il territorio nazionale, hanno messo fin da subito in luce l`esistenza di un gruppo strutturato di veri e propri professionisti, che si vantavano di guadagnare “in un solo inverno in Italia più di un milione di euro”. Per eludere i controlli adottavano sempre una serie di precauzioni e accorgimenti che li hanno portati perfino a sospendere le attività criminose e a far ritorno al paese d`origine per far calmare le acque. Gli indagati, che privilegiavano l`uso di Audi in allestimenti sportivi, si spostavano prevalentemente con una berlina "pulita" ed erano soliti nascondere le auto rubate, tutte di grossa cilindrata, nei luoghi più disparati della capitale come ad esempio il parcheggio di un ospedale o in box privati. Grazie alla complicità di una fitta rete di fiancheggiatori, la refurtiva, gli attrezzi atti allo scasso, i lampeggianti, gli scanner, i telefoni cellulari completi di schede nonché l`attrezzatura per commettere i furti - frullini, mazzette piedi di porco - venivano nascosti in un terreno. Durante la preparazione dei colpi il sodalizio usava cellulari "citofoni", quindi con un traffico estremamente limitato - il più delle volte intestati a cittadini cinesi residenti nella provincia di Napoli- , e le autovetture erano sempre registrate a un prestanome. Durante l`indagine sono state sequestrate una decina di Audi rubate ed ingente refurtiva (orologi Rolex, Cartier, Gucci e di altre marche prestigiose, numerosi gioielli d`oro, diamanti ed altri preziosi), nonché borse ed oggetti di pregio che venivano utilizzati dalle compagne degli arrestati. Anche nove di loro sono finite indagate.