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Nessuno come Matteo Salvini sui social network. Ma dietro di lui ecco chi sale e perché

Jacopo Barbarito
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Ci mancava anche Tik Tok, il social network cinese usato dai giovanissimi, ad allargare il terreno della propadaganda web. Tecnicamente, la piattaforma non accetta inserzioni di pubblicità politica, ma l'iscrizione è libera e l'occasione è ghiotta. Soprattutto per Matteo Salvini, primo leader italiano ad approdarvi, con l'evidente scopo di accattivarsi le simpatie dei neo e futuri elettori, senza necessariamente ricorrere a slogan o contenuti espliciti da campagna elettorale. Iniziativa che la dice lunga su un attivismo mediatico che in Italia investe la comunicazione politica da oltre un decennio, e che alle ultime Europee ha comportato per candidati e partiti una spesa stimata di circa 660mila euro su Facebook e Google. Salvini è certamente il leader più social in termini di post e interazioni provocate, ma il suo primato è insidiato negli ultimi tempi dalla crescita di Giorgia Meloni, mentre gli altri capi politici, anche quelli un tempo più attivi, sembrano arrancare. Facebook, Instagram e Twitter sono le piattaforme più usate dai politici di tutto il mondo, con tanto di staff di professionisti addetti alla cura degli account per intercettare i trend del momento (fossero pure le lasagne) e piazzare in tempo reale contenuti emozionali in grado di scalare rapidamente le vette dei "like". Quel che conta, però, è l'obiettivo di accrescere la percezione di popolarità tra gli utenti, e in questo senso Salvini, appunto, sembra al momento il dominus indiscusso: su Facebook conta 3,8 milioni di "mi piace", su Instagram 1,8 milioni, su Twitter 1,2 milioni di follower. Youtrend, però, che ha esaminato l'andamento dei leader italiani su Facebook dal 5 settembre al 5 novembre (in sostanza, dall'insediamento del Conte-bis alle Regionali in Umbria), ha registrato la maggiore crescita di "like", in proporzione, sulla pagina di Meloni rispetto a quella di Salvini. Il quale, ben inteso, detiene pur sempre il primato assoluto di follower (Meloni si attesta su 1,2 milioni), con una media di 19 post al giorno nei primi due mesi di governo. Immigrazione e sicurezza sono i consueti punti fermi della narrazione leghista, rafforzati dall'individuazione del "nemico" nel "governo delle tasse", slogan tra i più ricorrenti in tutte le varianti. Analoghi i contenuti di Meloni, ma con spiccata ricorrenza delle parole "Italia", e "Italiani". I leader di governo sembrano invece penalizzati dalla difficoltà di additare un "nemico". È il caso, in particolare, della pagina di Luigi Di Maio (2,2 milioni di "mi piace") che, pur essendo stato con il M5s tra i precursori della politica social, negli ultimi due mesi non ha registrato attività al di sopra della media: tre post al giorno per un totale di 221. Poco meglio va all'account di Nicola Zingaretti (quasi 300mila "mi piace"), con quattro post al giorno (224 in tutto) e parole d'ordine come "nuovo governo" e "un'Italia più giusta", in cui spicca la centralità del Pd. In parziale ripresa, dopo i fasti di Palazzo Chigi e la successiva china discente, è la pagina di Matteo Renzi (1,1 "mi piace"): dalla nascita del Conte-bis e la scissione dal Pd, il leader di Iv ha ridato slancio alla sua comunicazione, individuando Salvini come "nemico" e provando a polarizzare il dibattito. Quanto al premier, Giuseppe Conte (un milione di "mi piace"), situazione stazionaria, con messaggi istituzionali articolati in tre post al giorno, secondo la media dei mesi precedenti.