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Molestata in missione, frate condannato

Il tribunale di Perugia

Francesca Marruco
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Quattro anni e mezzo di reclusione e 25 mila euro di provvisionale immediatamente esecutiva. E' questa la condanna emessa ieri nei confronti dell'ex vicario provinciale dell'ordine dei Francescani Minori, Damian Muratori, processato per molestie sessuali. A denunciarlo era stata una giovane perugina che aveva condiviso con il religioso del tempo in una missione in Guatemala nell'aprile di dieci anni fa. Secondo quanto riportato nel capo d'imputazione, Muratori ha “con violenza consistita nel superare la resistenza della vittima, in più occasioni, costretto la donna a subire gli atti sessuali consistiti in palpeggiamenti a seno e glutei, nonché toccamenti vari, oltre che imporle di toccargli gli organi genitali”. Padre Damian Muratori si è sempre dichiarato innocente e il suo avvocato, Luca Gentili ha già annunciato ricorso in Appello. “Ovviamente le sentenze si rispettano sempre, ma ci sono casi, come questo, in cui non si può condividere l'esito di un processo”. Agli atti processuali c'è il dettagliato racconto della donna. Tutto ebbe inizio il 9 maggio del 2009 nel corso di un'escursione. Lei e il religioso erano in macchina insieme, seduti dietro quando lui l'aveva toccata. Ha detto di aver pensato che stesse scherzando. Poi, una volta rientrati nel suo ufficio, lui ha tentato di baciarla, mettendole le mani nella camicetta per slacciarle il reggiseno. La donna era scappata via a piedi. La sera poi - è sempre la sua denuncia - era stata costretta a presenziare a una cena e si era trovata seduta vicino al religioso. L'uomo, da sotto il tavolo, le aveva dapprima messo una mano tra le gambe e poi aveva cercato di imporle di fare altrettanto. La donna aveva quindi scritto due email al sacerdote sudamericano referente per la missione rappresentando quanto accaduto. Per tutta risposta, sta scritto agli atti, il religioso le aveva detto che avrebbe scritto a Padre Damian e che “serviva un po' di diplomazia”. Poi, in una seconda email, il sacerdote le aveva scritto: “Se non ci sono cose più gravi di quelle che mi hai scritto cercate di chiudere tutto per poter tornare come prima altrimenti sarà difficile andare avanti, non conviene avere collaboratori nemici”. Lo stesso padre Damian le avrebbe detto di smettere di chiamare in Italia “e rappresentare l'accaduto in quanto non era più una ragazzina”. La donna era tornata in Umbria, aveva sporto denuncia e adesso, una sentenza le dà ragione: fu vittima di molestie sessuali.